sabato 31 gennaio 2026

Kader Abdolah, “Quello che cerchi sta cercando te” ed. 2025

                             Voci da mondi diversi. Paesi Bassi

    biografia romanzata

Kader Abdolah, “Quello che cerchi sta cercando te”

Ed. Iperborea, trad. Elisabetta Svaluto Moreolo, pagg. 482, Euro 20,00

 

     So che è un paragone molto, molto azzardato, ma qualcosa nella poesia del poeta persiano Rumi mi ha fatto pensare al nostro Dante, a Guido Cavalcanti, alla poesia del Dolce Stil Novo. Con le debite differenze, prima tra tutte quella dell’oggetto dell’amore che i versi di questi poeti esaltano.

Dante è nato nel 1265, Cavalcanti nel 1255, Rumi nel 1207. Il secolo è quello, come se un soffio di leggerezza fosse passato sul Mediterraneo, come se l’amore fosse quello di cui tutti più avevano bisogno. Esule Dante, esule Rumi, esule Kader Abdolah, nato in Iran, perseguitato dal regime dello Shah prima e da quello di Khomeini dopo, rifugiato politico nei Paesi Bassi dal 1988. Kader Abdolah dice di essere cresciuto con la poesia di Rumi, finché ha sentito l’urgenza di sapere di più su uno dei massimi poeti e pensatori di Oriente.


    La vita di Dante, i disagi e la sofferenza dell’esilio, sono ben poca cosa in paragone alla vita girovaga di Rumi, nato a Balkh, oggi in Afghanistan ma allora in Persia. A dodici anni Rumi dovette lasciare la città natale- erano tempi turbolenti, gli eserciti Moghul di Gengis Khan avanzavano, distruggendo tutto quello che incontravano. Il padre di Rumi, Bahaoddin, studioso e teologo, si mise in marcia con tutta la famiglia e dopo anni di girovagare, si stabilì a Konya, oggi in Turchia. Anche Rumi, come suo padre, dedicò la sua vita allo studio, si sposò ed ebbe dei figli. E tuttavia avvertiva la mancanza di una guida spirituale. Quando Shams di Tabriz apparve sulla scena, fu un riconoscimento, dobbiamo proprio dire ‘un colpo di fulmine’. Shams era una persona enigmatica, un mistico sulla sessantina in cerca di un confidente spirituale. Lo trovò in Rumi e Rumi in lui trovò non solo la certezza di un diretto collegamento con la divinità ma anche la Bellezza e l’Amore.

    Fu di certo amore, anche se, nella sua ricostruzione biografica, Kader non lo dice apertamente, ma in quella stanza chiusa ci fu l’amore ‘che non osa dire il suo nome’, un grande scandalo all’epoca come, forse, sarebbe anche ora. O farebbe almeno grande scalpore, come ne fece allora.

Gengis Khan

   La biografia di Rumi, che prosegue con l’allontanarsi di Shams, le suppliche di Rumi perché il suo amato ritorni, il coinvolgimento del figlio maggiore di Rumi perché lo vada a cercare, la morte di Shams (fu assassinato?), si conclude con la traduzione di una novantina di sue poesie e di molti suoi racconti. Le poesie di Rumi sono un piacere squisito, sono estremamente musicali, sono ‘leggiadre’, parlano d’amore e poco importa quale sia l’oggetto di questo amore, è l’amore che tutti vorremmo vivere,

“Mio amato! Non dire più che io sono io./ Io non sono io./ No!

Non può essere/ che tu sia tu e io sia io/ Io non sono io/ No!

il testo in persiano sul mio libro di poesie di Rumi comprato a Teheran

Sono versi che mi fanno pensare al romanzo di André Aciman, “Chiamami col tuo nome”, così come,

Amato mio!/ Per quanto tempo ancora/ vuoi restare lontano in terra straniera?/ Per quanto ancora questo dolore?/ Per quanto questa separazione? Torna!

ricordano dei versi di Neruda, perché la poesia travalica il tempo e rende eterno un sentimento. E se, a otto secoli di distanza, i versi del poeta persiano parlano ancora a noi, uomini e donne del XXI secolo, vuol dire che quello è un grande poeta. E siamo grati allo scrittore persiano, errante come il ‘suo’ poeta, che ci ha fatto risentire la sua voce.



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