lunedì 12 gennaio 2026

Yiyun Li, “Più gentile della solitudine” ed. 2025

                                                        Voci da mondi diversi. Cina



Yiyun Li, “Più gentile della solitudine”

Ed. NN, trad. Laura Noulian, pagg. 400, Euro 20,00

 

 Inizia con una morte, il romanzo della scrittrice cinese che vive in America, Yiyun Li, “Più gentile della solitudine”. Una morte che arriva con un ritardo di ventun anni. Perché Shaoai- era stata avvelenata? Si era avvelenata?- era vissuta in una condizione di morte cerebrale per tutto quel tempo.

Il fatto era successo poco dopo le proteste di Piazza Tienanmen e Shaoai era l’unica del gruppetto di quattro giovani che aveva partecipato attivamente e, come conseguenza, era stata espulsa dall’università e si era preclusa qualunque speranza di lavoro. A ben vedere, la sua morte era iniziata ancor prima dell’avvelenamento. Degli altri tre, le due ragazze, Moran e Ruyu, erano andate in America e l’unico maschio, Boyang, era rimasto a Pechino, diventando un imprenditore di successo e aiutando la madre di Shaoai ad occuparsi della figlia. Il romanzo si sposta tra passato e presente, seguendo il passare degli anni in ognuno dei personaggi.


    Il ritmo della narrazione è lento, volutamente così, e le vite dei personaggi, soprattutto quelle di Moran e Ruyu, sono del tutto grigie, anche questo è voluto. Entrambe si sposano per avere la Green Card, entrambe hanno dei lavori di scarso rilievo, Moran tornerà dal marito più anziano da cui ha divorziato per star vicino a lui ammalato di tumore, Ruyu bada ai figli e alle case di altri e tornerà a Pechino solo dopo la morte di Shaoai. E’ come se, in qualche maniera, scegliessero di avere delle non-vite come quella dell’amica. Anche Boyang sembra essere incapace di legami sentimentali duraturi- era stato innamorato di Ruyu? Certamente Moran era stata innamorata di lui.

   “Più gentile della solitudine” è un romanzo di riflessione e, come tale, è lento. Succede molto poco che desti il nostro interesse nella vita nel presente dei protagonisti, mentre i capitoli del passato sono, forse, un poco più vivaci, presentandoci i quattro amici- l’attraente Boyang, la dolce Moran, l’enigmatica Ruyu, abbandonata dai genitori alla nascita e cresciuta con due ‘prozie’ molto religiose, la politicamente impegnata Shaoai ridotta a una vita pressoché vegetativa. Se la manifestazione in piazza Tienanmen finita in un massacro è il punto di volta del romanzo, possiamo vedere un significato metaforico in questa vicenda, con una ragazza ridotta al silenzio- e mi viene in mente il bellissimo libro di Ma Jian, “Pechino è in coma”.

Università di Pechino

    C’è poi l’altro aspetto del romanzo, quello che lo fa assomigliare ad un poliziesco senza indagine e che stuzzica la nostra curiosità- chi ha ucciso Shaoai? Quando Boyang aveva accompagnato le amiche nel laboratorio di chimica della madre, professoressa universitaria, una provetta era scomparsa. Poco dopo Shaoai era stata male. La colpa è solo di chi ha compiuto l’atto o è anche di chi sapeva e ha taciuto, sia prima sia dopo? Sono in tre ad espiare una colpa?



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