Casa Nostra. Qui Italia
cento sfumature di gialloAdriano Giotti, “Anna non dimentica”
Ed.
Longanesi, pagg. 400, Euro 18,60
Pietro Marcelli. 14 anni. Username: Solopietro.
La sconosciuta che incontra-
l’appuntamento è nel bosco e lei gli ha detto di andare con il motorino- ha un fisico massiccio, un taglio di capelli
corto con una strana frangetta, è molto più grande di lui, anche se Pietro
pensava che fosse una sua coetanea. Username: AnnaNonDimentica.
Si erano conosciuti in rete, in uno di quei
siti creepy che piacevano molto a
Pietro. Lei gli aveva chiesto aiuto, lui aveva portato un casco in più, pensava
di doverla aiutare a fuggire. E invece…
I genitori di Pietro sono separati, in
questo periodo Pietro viveva con il padre, un uomo violento a cui piaceva bere.
Forse Pietro era scappato perché non voleva trasferirsi a Campobasso con la
madre? Volano accuse tra marito e moglie. La scomparsa di Pietro viene
denunciata alla polizia e del caso si occupa l’ispettrice Veronica Sgheis- un
rapporto in crisi con il marito, un’avventura con un collega, un figlio della
stessa età di Pietro.
Un ragazzo è scomparso nel nulla- questo è il peggiore incubo di tutti i genitori. Da sempre, nei romanzi e nella realtà, i ragazzi scompaiono, facile preda di individui senza scrupoli. Ma con la scomparsa di Pietro entriamo in un mondo nuovo, un mondo che non conoscevamo, una nuova realtà che agli adolescenti sembra più reale di quella che li circonda. È il mondo dei siti internet dove un’identità non è comprovabile, dove chiunque può nascondersi sotto uno username, dove si allacciano amicizie basate sul nulla, su un grido di aiuto, su una solitudine condivisa, vera o presunta. È l’amo che getta Anna- che cosa c’è di vero nel Padre di cui parla che la tiene prigioniera? È una storia che va indietro di trent’anni nel tempo e che scopriremo a poco a poco.
Le diverse narrative alimentano la
fortissima suspense del romanzo di Adriano Giotti- il racconto più tranquillo
seppur angosciante è quello della disperazione dei genitori di Pietro e delle
ricerche infruttuose di Veronica; quello più ambiguo e che sta a noi a
interpretare si basa sui video che Anna mette in rete (una stanza che sembra
una prigione, una figura con una maschera di lattice, cumuli di bambole.
Sembrano filmati-indovinello di cui dobbiamo trovare la soluzione); quello più
inquietante e che ci tiene con il fiato sospeso riguarda Pietro, prigioniero in
una stanza con due secchi, e tutto quello che segue- la scoperta che la sua non
è l’unica stanza-prigione e con quali mezzi AnnaNonDimentica crea una sorta di
dipendenza dei suoi prigionieri. Finché anche il figlio dell’ispettrice
Veronica scompare e allora la posta in gioco diventa più alta- era una sfida?
Una vendetta?
L’ambientazione è sulle montagne abruzzesi, scarsamente abitate e un poco selvagge da quando, con il cambiamento climatico, molti impianti sciistici sono stati chiusi- sembrano luoghi del passato in cui si possono ambientare crimini del futuro. Lo scrittore stesso cita incredibili casi di scomparsa e di reclusione, come quello di Natasha Kampusch, rapita quando aveva dieci anni e tenuta prigioniera per otto anni, e quello di Josef Frizl che sequestrò e abusò della figlia per ben ventiquattro anni.
Ma la situazione del romanzo di Giotti, pur avendo come punto di partenza un caso simile a quello di Natasha e di Elizabeth, così come pure il simile verificarsi della sindrome di Stoccolma, è diverso. Qui si parla della nuova tecnologia, del pericolo, soprattutto per gli adolescenti, di uscire dal loro disagio, sottraendosi al bullismo strisciante e combattendo la loro timidezza, chiudendosi in casa, in un mondo fittizio che è dietro lo schermo, in una realtà dove il confine tra vero e falso è labile e ingannatore.
È un libro che consiglierei di leggere ai
genitori di figli adolescenti che sottovalutano il rischio della dipendenza dal
computer o dal cellulare, perché sarebbe ingiusto liquidarlo con, ‘ma questo è
un romanzo’, e sentirci tranquilli come se a noi non potesse accadere. Questo
non è solo un romanzo, non è invenzione campata per aria. È un pericolo
terribilmente reale, anche se, forse, sotto altre forme.




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