sabato 24 gennaio 2026

Adriano Giotti, “Anna non dimentica” ed. 2026

                                                                      Casa Nostra. Qui Italia

 cento sfumature di giallo


Adriano Giotti, “Anna non dimentica”

Ed. Longanesi, pagg. 400, Euro 18,60

 

      Pietro Marcelli. 14 anni. Username: Solopietro.

      La sconosciuta che incontra- l’appuntamento è nel bosco e lei gli ha detto di andare con il motorino-  ha un fisico massiccio, un taglio di capelli corto con una strana frangetta, è molto più grande di lui, anche se Pietro pensava che fosse una sua coetanea. Username: AnnaNonDimentica.

    Si erano conosciuti in rete, in uno di quei siti creepy che piacevano molto a Pietro. Lei gli aveva chiesto aiuto, lui aveva portato un casco in più, pensava di doverla aiutare a fuggire. E invece…

   I genitori di Pietro sono separati, in questo periodo Pietro viveva con il padre, un uomo violento a cui piaceva bere. Forse Pietro era scappato perché non voleva trasferirsi a Campobasso con la madre? Volano accuse tra marito e moglie. La scomparsa di Pietro viene denunciata alla polizia e del caso si occupa l’ispettrice Veronica Sgheis- un rapporto in crisi con il marito, un’avventura con un collega, un figlio della stessa età di Pietro.

    Un ragazzo è scomparso nel nulla- questo è il peggiore incubo di tutti i genitori. Da sempre, nei romanzi e nella realtà, i ragazzi scompaiono, facile preda di individui senza scrupoli. Ma con la scomparsa di Pietro entriamo in un mondo nuovo, un mondo che non conoscevamo, una nuova realtà che agli adolescenti sembra più reale di quella che li circonda. È il mondo dei siti internet dove un’identità non è comprovabile, dove chiunque può nascondersi sotto uno username, dove si allacciano amicizie basate sul nulla, su un grido di aiuto, su una solitudine condivisa, vera o presunta. È l’amo che getta Anna- che cosa c’è di vero nel Padre di cui parla che la tiene prigioniera? È una storia che va indietro di trent’anni nel tempo e che scopriremo a poco a poco.


    Le diverse narrative alimentano la fortissima suspense del romanzo di Adriano Giotti- il racconto più tranquillo seppur angosciante è quello della disperazione dei genitori di Pietro e delle ricerche infruttuose di Veronica; quello più ambiguo e che sta a noi a interpretare si basa sui video che Anna mette in rete (una stanza che sembra una prigione, una figura con una maschera di lattice, cumuli di bambole. Sembrano filmati-indovinello di cui dobbiamo trovare la soluzione); quello più inquietante e che ci tiene con il fiato sospeso riguarda Pietro, prigioniero in una stanza con due secchi, e tutto quello che segue- la scoperta che la sua non è l’unica stanza-prigione e con quali mezzi AnnaNonDimentica crea una sorta di dipendenza dei suoi prigionieri. Finché anche il figlio dell’ispettrice Veronica scompare e allora la posta in gioco diventa più alta- era una sfida? Una vendetta?

     L’ambientazione è sulle montagne abruzzesi, scarsamente abitate e un poco selvagge da quando, con il cambiamento climatico, molti impianti sciistici sono stati chiusi- sembrano luoghi del passato in cui si possono ambientare crimini del futuro. Lo scrittore stesso cita incredibili casi di scomparsa e di reclusione, come quello di Natasha Kampusch, rapita quando aveva dieci anni e tenuta prigioniera per otto anni, e quello di Josef Frizl che sequestrò e abusò della figlia per ben ventiquattro anni.


Ma la situazione del romanzo di Giotti, pur avendo come punto di partenza un caso simile a quello di Natasha e di Elizabeth, così come pure il simile verificarsi della sindrome di Stoccolma, è diverso. Qui si parla della nuova tecnologia, del pericolo, soprattutto per gli adolescenti, di uscire dal loro disagio, sottraendosi al bullismo strisciante e combattendo la loro timidezza, chiudendosi in casa,  in un mondo fittizio che è dietro lo schermo, in una realtà dove il confine tra vero e falso è labile e ingannatore.

    È un libro che consiglierei di leggere ai genitori di figli adolescenti che sottovalutano il rischio della dipendenza dal computer o dal cellulare, perché sarebbe ingiusto liquidarlo con, ‘ma questo è un romanzo’, e sentirci tranquilli come se a noi non potesse accadere. Questo non è solo un romanzo, non è invenzione campata per aria. È un pericolo terribilmente reale, anche se, forse, sotto altre forme.  



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