martedì 20 gennaio 2026

Stefania Auci, “L’alba dei leoni. La saga dei Florio” ed. 2026

                                                                           Casa Nostra, Qui Italia

                   storia di famiglia
                saga

Stefania Auci, “L’alba dei leoni. La saga dei Florio”

Ed. Nord, pagg. 464, Euro 20,90

 

    Sono tornati i leoni. Sono tornati i Florio. I Florio di quando non erano ancora ‘I Florio’, ‘i Leoni di Sicilia’ che si erano elevati dalle umilissime origini, che avevano acquistato un qualche tipo di nobiltà (se non altro di ricchezza e di matrimoni di prestigio), che esibivano un leone- il re della foresta, come loro erano i re della Sicilia- sull’etichetta del loro vino liquoroso.

“L’alba dei leoni”: un titolo che contiene in sé la storia della famiglia che leggeremo, così come dicevano già tutto gli altri due titoli, dal primo della serie, quel trionfale “I leoni di Sicilia”, al secondo, “L’inverno dei leoni”, che ne annunciava la decadenza e la fine.

Questi sono i Florio all’alba della loro storia, i Florio che vivono ancora a Bagnara Calabra, un borgo di pescatori in cui, però, loro non escono in barca a pescare- il capofamiglia, Vincenzo, è un fabbro, anzi, è il miglior fabbro di Bagnara, e i suoi figli devono apprendere il mestiere, perché devono diventare fabbri come lui.

Bagnara Calabra

C’è tutto il carattere di Vincenzo in questa determinazione, nel sentirsi il padre e il padrone dei suoi figli, così come è marito e padrone della moglie Rosa, una donna che sa da sempre quale è il ruolo di una donna e di una moglie- obbedire, fare figli, badare alla casa, al marito e ai figli. Rosa ha perso la sua bellezza, stroncata dalle tante gravidanze e tuttavia orgogliosa per aver dato al marito ben quattro figli maschi oltre alle due femmine. Dei maschi, il maggiore segue le orme del padre, il secondo, Francesco dagli occhi azzurri così assomigliante a lei, si rifiuterà di diventare un fabbro, farà il calzolaio, sposerà per sua scelta la ragazza di cui è innamorato. Francesco spezza la tradizione, sceglie il lavoro e sceglie la moglie- è una piccola rivoluzione. Il terzo figlio, Paolo, impara da lui ad affermare la sua volontà. È Paolo quello che prenderà il mare, inizierà a commerciare, aprirà una putìa a Palermo, venderà dapprima aromi e spezie e poi…poi è la storia che abbiamo letto ne “I leoni di Sicilia”. E il figlio più piccolo che era solo un bambino quando la mamma era morta nel terribile terremoto del 1783, sarà sempre al fianco di Paolo, leale al punto di rinunciare alla giovane donna che ama dopo che questa viene chiesta in moglie dal fratello.


    Ancora una volta Stefania Auci ci incanta con la sua capacità di immaginazione, di ricreare un’epoca e dei personaggi, di far vivere questi e farli parlare nel loro ambiente, di intessere delle storie, di rendere tutto ciò indimenticabile.

Il lavoro di ricerca per questa ‘alba’ deve essere stato molto impegnativo, perché dei Florio si sa molto, si sa quasi tutto dopo che ebbero fatto fortuna in Sicilia. Quello che la scrittrice ci racconta non può essere verificato e tuttavia è plausibile e le offre l’occasione per tessere un quadro di una delle regioni più dimenticate di Italia con tutti i suoi problemi, enormi prima dell’unificazione d’Italia  e non ancora risolti adesso. Il rapimento di Francesco quando era ancora poco più che un bambino illumina il fenomeno del brigantaggio, il terremoto e il conseguente maremoto del 1783 ci ricordano la situazione di miseria di una popolazione che già viveva in condizioni a malapena di sussistenza e a cui non giunse nessun aiuto.


Le vicende dei Florio, così come le racconta Stefania Auci, hanno un doppio risvolto. Da una parte sono lo specchio della società e della politica del tempo- sullo sfondo c’è la contesa tra francesi e Borboni per il regno di Napoli-, dall’altra, in quanto storie private, ci parlano di rapporti famigliari in cui domina il patriarcato, il matrimonio è un accordo economico tra le famiglie in cui la donna non ha possibilità di scelta, le figlie femmine sono un peso perché avranno bisogno di una dote per potersi sposare e i figli maschi affermano invece la virilità del padre, a loro tocca l’onere e l’onore di tramandare il nome di famiglia. Eppure, con la delicatezza e la sensibilità che le riconosciamo, la scrittrice delinea alcuni personaggi femminili che si distaccano, quasi timidamente, dagli stereotipi- Rosa dal cuore grande, Petronilla, una sorta di Giulietta che sfida la sua famiglia in nome dell’amore come invece non riesce a fare Giuseppina che non ha il coraggio di rifiutare Paolo Florio come marito.

    E adesso dobbiamo proprio separarci dai Florio, di loro sappiamo tutto quello che potevamo sapere. E ci spiace.

Leggetelo.



trovate la recensione de "I leoni di Sicilia" tra quelle del 2019 e de "L'inverno dei leoni" tra quelle del 2021. 

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