Voci da mondi diversi. Gran Bretagna e Irlanda
Ed.
Iperborea, trad. Luca Fusari, pagg. 335, Euro 20,00
Nell’immaginario collettivo il lupo è uno
degli animali più presenti, in genere specchio della paura. D’altra parte la
paura del lupo cattivo è instillata dalle favole di quando si era bambini.
Cappuccetto Rosso disobbedisce alla mamma, incontra il lupo sul suo cammino,
questo la precede, mangia la nonna e aspetta la bambina. La favola finisce
bene, perché arriva il cacciatore, apre la pancia del lupo con un coltello, ne
fa uscire la nonna e riempie la pancia di sassi…E i tre porcellini? Anche loro
si salvano e il lupo finisce nel pentolone sotto il camino. Pensiamo a come il
lupo è entrato nel nostro linguaggio, nella frase scaramantica ‘in bocca al
lupo’ (a cui la risposta è ‘crepi il lupo), nella minaccia delle mamme ai
bambini capricciosi, ‘adesso arriva il lupo’, in quel modo di dire francese,
stupendo nella sua sottigliezza, ‘entre le chien et le loup’, per indicare quel
momento del giorno in cui il chiarore del giorno sfuma nelle ombre della notte,
tra il conosciuto e l’ignoto, tra la familiarità del cane e il pericolo del
lupo.
Lo scrittore britannico Adam Weymouth, intrigato dal potere di imporsi all’attenzione di questo animale carnivoro, si mette in cammino seguendo le orme del lupo Slavc, che nel 2011 ha lasciato i monti della Slovenia dove è nato, si è diretto prima in Austria e poi in Italia, fermandosi in Lessinia, a nord della città di Verona. Slavc ha trovato anche una compagna in Italia, la sua Giulietta con cui ha avuto dei cuccioli. E così l’Italia, che non vedeva un lupo da secoli, ha riavuto i lupi, branchi di lupi.
E’ positivo? È negativo? Difficile dare una sola risposta. Perché ci sono i difensori che propugnano la biodiversità, che vedono nel lupo una parte importante dell’ecosistema, che pensano che debba essere una specie protetta, come quella dell’altro grande carnivoro che rischia l’estinzione, l’orso. E poi ci sono i contadini e gli allevatori con le loro esigenze, con la perdita del bestiame, con le norme rigide per ricevere compensi a fronte della morte dei loro animali, con la paura di incontri sgraditi faccia a faccia con il lupo.
Weymouth ripercorre il percorso di Slavc
(il suo nome deriva dal monte Slavnik ed è anche un gioco di parole, una
variante da macho di Slavko che dà l’idea di un lupo spaccone, un ‘duro’), seguendo
il geolocalizzatore, indugia dove il lupo pare essersi fermato, passa le notti
dove trova un rifugio, guarda le vette e le stelle e gli alberi e il sottobosco
cercando di indovinare le reazioni di Slavc. E’ più che mai un viaggio di
scoperta di sé, degli altri e del mondo che lo circonda, quello che fa il
giornalista scrittore. 
Lessinia
Conosce la solitudine e la compagnia e l’amicizia di
sconosciuti che lo ospitano e gli offrono il racconto delle loro esistenze e
delle loro scelte di vita. Ascolta le diverse opinioni di chi vuole abbassare
il livello di protezione del lupo e di chi ha preso la decisione coraggiosa di
abbandonare la città, di ritornare al lavoro manuale, quello che ti impone di
alzarti quando è ancora buio e che ti spedisce a letto la sera stanco, con il
pensiero delle bestie che devi accudire e proteggere. Proteggere anche dal lupo.
Eppure è anche vero che pure il lupo protegge noi. Si è ipotizzato che se il
lupo grigio impedisse all’alce di mangiare gli arboscelli nella foresta boreale
canadese, potrebbe mitigare ogni anno le emissioni di diversi milioni di
automobili, assorbite dagli alberi. E’ un po’ come l’effetto farfalla, un
esempio di quanto tutto ed ognuno sia importante e abbia la sua funzione, anche
se duplice.
È morta prima Giulietta, Slavc si è trovato
un’altra compagna, hanno figliato ancora, poi è morto anche lui. La loro vita è
durata, per entrambi, dal 2010 al 2022. E poi, prima di ritornare in Gran
Bretagna, Weymouth realizza il suo desiderio, vede un lupo. O crede di vedere un
lupo. È così importante se lo abbia visto veramente o abbia creduto di vederlo
o che sia stato un altro animale che ha visto? Quello che importa è che abbia
visto quello che è più di un animale selvaggio- è un simbolo di determinazione,
libertà, crudeltà, sì, ma anche istinto di fedeltà alla famiglia e di cura dei
piccoli.
Un libro diverso, affascinante, perché ci
mette a contatto con la natura, perché un viaggio in solitudine favorisce la
riflessione, perché è un mix di selvaggio e civilizzazione.




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