mercoledì 29 novembre 2017

Magda Szabò, “Lolò, il Principe delle Fate” ed. 2005

                                           Voci da mondi diversi. Europa dell'Est     
          fiaba
          il libro ritrovato

Magda Szabò, “Lolò, il Principe delle Fate”
Ed. Anfora, trad. Vera Gheno, pagg. 190, Euro 11,00



   Una fiaba è una maniera gentile di parlare della realtà ai bambini; a volte- molto spesso- una fiaba contiene anche gli aspetti negativi, le brutture e le crudeltà della vita perché non c’è modo di nasconderle, ci sono e devono essere affrontate. E tuttavia, aleggia sempre sulla fiaba un’aria di magica poesia che indora la pillola, indugiando sui valori positivi, consegnando ai lettori un messaggio di speranza.
 Come tutte le fiabe migliori, “Lolò, il Principe delle Fate” non è un libro destinato soltanto a piccoli lettori- e non potrebbe essere altrimenti visto che l’autrice è Magda Szabò, la più famosa scrittrice ungherese: c’è una ricchezza di significati nel racconto, una grazia e una poesia nelle parole, una capacità di visione fantastica che lo rendono una lettura deliziosa per chiunque.

     Lolò, il Principe delle Fate, è il protagonista assoluto, ma intorno a lui ruotano e prendono vita la mamma Iris, affascinante eterea Regina, il cattivo mago Aterpater, il capitano Amalfi innamorato devoto di Iris, uno stuolo di altre fate (attenzione, in italiano il termine sembra indicare solo personaggi femminili, non così in questo libro) con diverse peculiarità: c’è chi, con uno speciale paio di occhiali, riesce a leggere i pensieri di chi gli sta di fronte, chi calibra magiche pozioni che rendono invisibili o fanno cambiare aspetto, chi (il piccolo unicorno d’oro) può leggere la verità nello specchio del suo corno. E poi ci sono anche gli umani: uno scrittore che unico, per il suo animo gentile, ha avuto il permesso di vivere nella baia vicino al regno della fate (senza che i buoni e ottusi ciclopi gli facessero tremare la terra sotto per indurlo alla fuga), un pittore con Beata, la nipotina dai capelli rossi, triste perché ha perso i genitori.
   La storia di Lolò, tradotta in termini di vita quotidiana, è quella di un ragazzino ribelle che si allontana da casa in cerca di altre esperienze, causando il dolore della mamma. E la mamma, per proteggere e difendere il figlio, accetta tutto, anche di rinunciare all’uomo che ama, ricattata da un altro uomo che la vuole per sé a tutti i costi promettendo di salvare suo figlio. Ma questa è una fiaba e allora Lolò, che è un fatino anomalo perché ha un cuore umano, desidera diventare un bambino “vero” e poco gli importa se così facendo perderà i privilegi del regno delle fate. Perché questa è la novità della favola di Magda Szabò: il mondo delle fate non è così bello come sembra, è come il Giardino dell’Eden perduto. La condizione umana implica gioia ma anche sofferenza, avere ma anche perdere, lottare per quello che si vuole, accettare la transitorietà della vita. Non c’è niente da scegliere, niente da sperimentare, nel Regno delle Fate, come nel Giardino dell’Eden: tutto si risolverà sempre per il meglio, ogni difficoltà è subito appianata. L’incomprensione materna davanti all’indipendenza dei figli viene portata al paradosso fatato in Iris: perché mai suo figlio Lolò dovrebbe desiderare di esplorare il mondo al di fuori dei loro confini, perché mai dovrebbe accettare anche di “finire” un giorno? Ma l’amore di mamma è più grande di tutto: è pronta a bagnarsi anche lei nel lago che la trasformerà in un essere umano, se questo è il prezzo da pagare per restare vicino a Lolò. Niente paura: le fate conoscono mille incantesimi, soprattutto se c’è anche una fata (di sesso maschile) che ha un cervello umano, e tutto si risolve, con distribuzioni di premi e di castighi. Persino Iris paga per le sue colpe: le leggi sono valide per tutti, anche per le regine. Ottima la traduzione di Vera Gheno, belli e inusuali i disegni di Donatella Espositi.

la recensione è stata pubblicata su www.stradanove.net


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