domenica 27 settembre 2026

Nelio Biedermann, “I Lázár” ed. 2026

                                                Voci da mondi diversi. Svizzera

     storia di famiglia


 Nelio Biedermann, “I Lázár”

Ed. Guanda, trad. Leonella Basiglini, pagg. 304, Euro 18,05

 

   Ai margini dell’oscuro bosco c’era ancora la neve del secolo defunto, quando Lajos von Lázár, il bambino trasparente dagli occhi azzurri come il mare, intravide per la prima volta l’uomo che, a lungo anche dopo la sua morte, avrebbe creduto essere suo padre.

    Quante cose ci dicono queste prime righe di apertura del romanzo del giovanissimo Nelio Biedermann che è cresciuto a Thalwil, sul lago di Zurigo, ma i cui nonni paterni, appartenenti alla nobiltà ungherese, si sono rifugiati in Svizzera negli anni Cinquanta.

Ci aiutano ad ambientare la storia che leggeremo- sono i primi giorni di gennaio del 1900 (ce lo dice la neve), il luogo (un castello, questo lo sapremo poi) è vicino a un bosco ‘oscuro’ come la selva oscura dantesca- anche questo bosco forse simboleggia il peccato, lo smarrimento, la confusione di scelte difficili-, il bambino che viene al mondo- uno dei protagonisti, forse il protagonista principale- non è come tutti gli altri e poi non è figlio di quello che crede essere suo padre. Sarà una storia che si srotolerà per più di mezzo secolo, che vedrà la fine dell’impero austro-ungarico, la caduta di una famiglia, l’avvicendarsi di diversi regimi politici che infine non lasceranno scelta tranne la fuga oltre i confini.

le Croci Frecciate

   Sándor von Lázár (verrà il giorno quando sarà meglio omettere il von nobiliare), la moglie Mária, i figli Ilona e Lajos, il fratello folle di Sándor, Lajos e Lilly e i loro figli Pista ed Eva- sono questi i personaggi del romanzo. O forse la vera protagonista è la Storia dentro cui si muovono, come attori, i personaggi. La fine del vecchio e baffuto imperatore significa il dissolvimento della grandezza del suo impero e, parallelamente, assistiamo alla fine tragica della madre di Lajos e allo scivolare di suo padre nell’alcolismo. I cambiamenti nella vita della famiglia incalzano, dalla residenza nel castello andranno prima a Pécs e poi a Budapest, mentre un altro uomo, con i ridicoli baffetti, questo, arringa le folle in Germania ed estende il suo potere in Ungheria. Quello di Hitler è un potere subdolo e strisciante in cui Lajos si trova invischiato- sarà travolto dai sensi di colpa quando si renderà conto di che cosa è stato corresponsabile. Solo quando, a guerra finita, il giovane Pista andrà a cercare la ragazza di cui era innamorato, verrà a sapere che era ebrea e che era scomparsa. Ormai tutti sanno dove. Forse il destino migliore è quello di Imre, lo zio di Lajos ossessionato dai ‘Notturni’ di Hoffman- c’è saggezza nella sua follia, proprio come in Re Lear? Che periodo buio della storia dell’Ungheria, quello della guerra con le Croci Frecciate e del dopoguerra con l’occupazione sovietica e il Partito Comunista guidato da Rákosi  (e i Lázár, ormai definitivamente senza il von, vivono in ristrettezze, sia di mezzi sia di spazio)!


   C’è un certo qual cambiamento nel tono narrativo del romanzo. La prima parte, più lontana nel tempo, ha i contorni più sfumati, c’è un certo non so che da realismo magico (vedi la nascita del bambino dalla pelle trasparente), mentre la narrazione si fa più dura e realista con gli avvenimenti più recenti che culminano con il coinvolgimento politico di Pista, la speranza in Imre Nagy, la rivoluzione del 1956, il trauma dei carri armati sovietici in Budapest, la decisione di lasciare l’Ungheria.


    Il linguaggio di Nelio Biedermann ha un nitore di altri tempi, può essere poetico o crudo senza mai essere esagerato, così come sono discreti i riferimenti a scrittori e grandi opere del passato- da Dante a Mann, a Roth, a Màrquez. È un’opera prima e non è particolarmente originale, ma la giovinezza dello scrittore ne fa un romanzo fuori dell’ordinario che suscita stupore e ammirazione per il suo autore.



 

   

 

 

 

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