Voci da mondi diversi. Kuwait
Saleem Haddad, “Memorie del diluvio”
Ed.
e/o, trad. Silvia Castoldi, pagg. 368, Euro 19,55
Dagli anni ‘50 del ‘900 al 2014. Londra e
Baghdad. La famiglia del grande pittore iracheno Haydar Mathloum, morto prima
di riuscire a completare la maestosa opera che gli era stata commissionata e a
cui lui aveva dato il titolo di Sinfonia
della Speranza. La moglie britannica Bridget, pure lei pittrice, le tre figlie,
Ishtar, Zainab e Mediha, e il nipote Nizar, corrispondente di guerra. Solo
Zainab era rimasta a Baghdad, dopo che la madre e le sorelle avevano trovato
riparo in Inghilterra negli anni della guerra contro l’Iran. Zainab si era
spostata da una città all’altra con il figlio, aveva vissuto a lungo in Kuwait,
poi aveva sposato un uomo molto ricco ed ora viveva a Dubai.
Attraverso il punto di vista dei diversi
personaggi riviviamo il passato e viviamo il presente. E ci sono dei segreti,
tante cose non dette nel passato che affiorano ora nel presente. Come è morto
veramente Haydar Mathloum, ancora giovane, prima che la figlia Mediha venisse
al mondo? E dove sono finiti i suoi quadri che hanno segnato una svolta
importante nella storia dell’arte irachena? Sono nascosti nella stanza di
Mediha? Ha intenzione di venderli, Mediha? Tramite le sue conoscenze Zainab
potrebbe organizzare una grandiosa mostra a Dubai, potrebbe ridare lustro alla
figura del padre.
Jewad Selim
Ognuno di questi personaggi ha una sua storia da raccontare- come Bridget abbia conosciuto Haydar quando aveva vent’anni e lo abbia seguito a Baghdad, abbia dipinto al suo fianco, abbia imparato la lingua; come Ishtar abbia un grande sogno, la costruzione di un’arca che discenda lungo il corso del Tigri, come le altre due sorelle siano divise tra sentimenti diversi, di estraniamento e di nostalgia. Sì, forse è la nostalgia il sentimento che prevale nel romanzo di Haddad. Nostalgia per una città che non è più quella che ricordano, per degli edifici dall’architettura peculiare che Bridget ha fissato nei suoi dipinti e che ora non esistono più, per quella cultura millenaria che resta nel sogno utopistico di Ishtar. E Nizar, cresciuto senza il padre, morto all’inizio della guerra del Libano, vagabondo con la madre da un alloggio all’altro, traumatizzato dalle scene di guerra di cui è stato testimone, si riavvicina alla nonna, alla madre e alle zie per riappropriarsi delle sue origini, per ricongiungersi con ‘il luogo dove il mondo intero ha avuto inizio.
Come ogni personaggio, anche Baghdad,
soprattutto Baghdad, è un personaggio che ha una storia da raccontare, è la
storia attraverso i secoli di una città che ci affascina, una città tormentata,
una città drammatica, una città distrutta. Vengono alla luce i problemi e le
sofferenze del colonialismo e delle ingerenze straniere, delle guerre, del
governo di Saddam Hussein.
Quando un romanzo poggia su basi storiche, quando riesce a farci partecipe della Storia di un paese, quando i protagonisti fanno rivivere persone veramente esistite nelle loro pagine- quel romanzo ha un valore aggiunto, perché ci apre le porte di una conoscenza che non avevamo.
Nel
cuore di Baghdad sorge il Monumento alla Libertà, commissionato nel 1959 per
commemorare la rivoluzione del 14 luglio. Fu realizzato da Jewad Selim, uno
degli artisti arabi più influenti del secolo X, insieme all’architetto Rifat
Chadirji. Lo avevano pensato come un emblema senza tempo di libertà- ci spiega
l’autore in una nota finale-. e non come un omaggio ad uno specifico evento. C’è
tutta la storia del’Iraq nel fregio delle sculture di bronzo e il fulcro è un
uomo che sfonda le sbarre della prigione. Dopo la morte per infarto di Jewad
Selim nel 1961, il monumento fu terminato da Chadirji e dalla moglie britannica
di Jewad.
C’è molto di realmente accaduto, dunque, nel
romanzo di Saleem Haddad, un romanzo sulla Storia di un antico paese e su un’artista
arabo che molti di noi lettori probabilmente non conoscevamo.



