sabato 19 settembre 2026

Louisa Young, “Le ore d’oro” Ed. 2026

             Voci da mondi diversi. Gran Bretagna e Irlanda

                                                      saga


Louisa Young, “Le ore d’oro”

Ed. Fazi, trad. Manuela Francescon, pagg. 432, Euro 19,00

  Sentivamo la mancanza dei Cazalet. Mai ci saremmo aspettati di vivere di nuovo insieme a loro. E invece Louisa Young, nipote di Elizabeth Jane Howard, ha ripreso in mano le loro vite dando un seguito alla saga che abbiamo amato.

E diciamo anche subito la verità- diffidavamo, da sempre, di un’operazione del genere, quando uno scrittore ‘si appropria’ di personaggi non suoi. Invece…sono bastate poche pagine per ricreare l’atmosfera speciale, per catturare la nostra attenzione, per farci innamorare di nuovo dei Cazalet, per darci l’impressione che non si fossero mai allontanati

   L’ultimo libro, il quinto, della saga, “Tutto cambia” terminava con la festa di Natale del 1958, la Duchessa era morta, a poco più di dieci anni dalla fine della guerra un’epoca era finita, quello era l’ultimo Natale che la famiglia avrebbe passato a Home Place, la dimora avita che sarà sempre oggetto di rimpianto.


   “Le ore d’oro” inizia, significativamente, il giorno di Natale del 1962. La tradizione resta uguale, i Cazalet  si riuniscono  a Fakenham Hall, la grande, stravagante, gotica casa di Polly e Gerald. Ci sono tutti, genitori, cugini, fratelli e sorelle, coniugi, figli. Si fa un poco di fatica a ricordare chi è chi, chi è genitore, figlio, fratello o sorella di chi, e per fortuna ci sono un albero genealogico e uno specchietto iniziale per aiutarci. E poi ogni capitolo, a volte lungo, a volte breve o addirittura brevissimo, è intitolato con il nome del personaggio che diventa il punto di vista della narrazione. La vecchia guardia-  Hugh, Edward, Rupert e Rachel sono i testimoni del passato e faticano a stare al passo con i tempi. Ricordiamolo, iniziano i ‘swinging Sixties’- una musica nuova con i Beatles, una nuova moda con la magrissima modella Twiggy, nuovi comportamenti facilitati da quelle nuove sigarette così rilassanti e dall’aroma inconfondibile, nuova posizione della donna nel mondo del lavoro, nuova libertà di rapporti amorosi (chissà se Rachel sa che cosa significa ‘gay’ anche se lei aveva fatto coppia con l’amica carissima ormai morta).


Le tre cugine, Polly, Louise e Clary, ormai sulla soglia dei quarant’anni, sperimentano la difficoltà di conciliare il vecchio e il nuovo modello femminile. Ognuna di loro ha un’ambizione personale- saranno in grado i loro mariti di lasciarle libere di seguire la loro strada che non significa affatto disinteressarsi della famiglia? E poi ci sono i giovanissimi, quelli che non avevano ancora avuto una parte importante sulla scena e di cui la scrittrice ci aiuta a fare la conoscenza- Georgie che ha la passione per gli animali, il serioso Andrew, Juliet che è innamorata del fratellastro, Laura che non riesce a sottrarsi al fascino trasgressivo di Londra e infine la piccola deliziosa Buttercup, un ‘afterthought’, un ripensamento, la bimba arrivata a Clary quando ormai pensava non avrebbe avuto altri figli.

     Possiamo domandarci che cosa ci affascini tanto nella lettura delle vicende di questa famiglia. Ce lo siamo già chiesto quando abbiamo letto i cinque libri di Elizabeth Jane Howard e la risposta è la stessa- è la rara capacità delle due scrittrici di rendere straordinario quello che è ordinario, di spargere polvere di stelle sul quotidiano, di farci sentire in compagnia, meno soli, di riconoscere ora in uno ora in un altro personaggio un qualche nostro pensiero, un nostro sentimento, una nostra emozione. E va riconosciuto a Louisa Young il merito di non sembrare avere una voce non sua, una voce presa a prestito.

     Il finale…be’, il finale è degno dei finali di Dickens che, pubblicando i suoi libri a fascicoli, terminava ogni puntata tenendo il lettore con il fiato sospeso, a contare i giorni fino all’uscita seguente. Aspetteremo anche noi, perché abbiamo girato l’ultima pagina col batticuore per restare delusi scoprendo che “Le ore d’oro” terminava qui.


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