venerdì 20 novembre 2015

Frances Greenslade, “Il nostro riparo” ed. 2015

                                                                     Voci da mondi diversi. Canada
          FRESCO DI LETTURA


Frances Greenslade, “Il nostro riparo”
Ed. Keller, trad. Elvira Grassi, pagg. 368, Euro 17,50




    Anni ‘70 nella British Columbia, la più occidentale delle province canadesi. Un’area coperta da foreste, abitata da indiani e da bianchi abituati ad una vita spartana, senza elettricità o acqua corrente. Una regione che sembra fuori dal mondo, per alcuni versi idilliaca, lontana com’è dal frastuono della vita competitiva, per altri versi insidiosa, con la minaccia della disoccupazione, della noia che spinge gli uomini a bere e le donne nella depressione.
Il titolo del romanzo di Frances Greenslade, “Il nostro riparo” (“Shelter” in originale) è significativo. La necessità di costruirsi un riparo, in caso di smarrimento, è la prima lezione che il padre insegna alla piccola Maggie. Come scegliere il punto migliore, da dove iniziare, come intrecciare i rami, verso quale direzione lasciare l’apertura. E’ costellato di ripari, il libro di Frances Greenslade. Ripari in senso letterale e in senso metaforico. Hanno bisogno di trovare un riparo le due sorelle, Jenny dai fiammeggianti capelli rossi, e la sorellina Maggie, il maschiaccio di famiglia, la bambina divorata da ansie di pericoli in agguato, voce narrante della storia. Perché all’improvviso si ritrovano sole- il padre è morto da poco in un incidente sul lavoro e la madre scompare, affidando le figlie ad una coppia di amici del marito.

     In un’ambientazione straordinaria, tra foreste, specchi d’acqua, un ricco sottobosco e inverni innevati, la trama del romanzo segue la ricerca della mamma da parte delle figlie, una ragazzina costretta a crescere troppo in fretta e una bambina che ha un bisogno fisico di affetto, che si aggrappa alla fiducia che la mamma non possa averle abbandonate, che sente acutamente la mancanza del padre e del gattino Cannella su cui aveva rovesciato la sua necessità di amore. E’ la storia di un rapporto tra madri e figlie, di ragazze che diventano madri troppo presto per potersi assumere la responsabilità, ed è anche la storia del rapporto tra due sorelle, un legame fortissimo che arriva a compensare, se non a sostituire, quello con la madre. E poi ci sono altre storie nel romanzo, altri personaggi intriganti che non potrebbero vivere in nessun altro luogo- il ragazzino indiano che cresce con lo zio (un altro caso di genitori assenti), la leggendaria indiana che non ha una casa ma si scava una buca in cui dormire (un riparo su ceneri spente per mantenersi al caldo), il nuovo compagno della madre che è stato anche il suo primo amore, uomini che bevono troppo affondando nella bottiglia, storie incredibili e folkloristiche che umanizzano gli animali della foresta.

Ecco, la natura è l’altro personaggio principale del romanzo insieme alla spavalda Jenny e alla tenera Maggie. Maggie ha un occhio attento nei confronti della natura, ne coglie le sfumature, ne ascolta le voci, risponde fisicamente al suo richiamo, è per lei una maniera di rievocare il padre che amava e a tratti le sue descrizioni rasentano il lirismo senza mai cadere, però, nello stucchevole. Ed è la natura che offre il riparo più sicuro. La mamma le aveva messe in guardia- il pericolo può venire dagli uomini, quasi mai dalla natura.

    Qualcosa ci aveva già preparato al finale, forse siamo meno sorpresi noi lettori di quanto lo sia Maggie che ascolta dall’uno o dall’altro quello che ognuno sa di sua madre, tra lacrime e tazze di caffè, come davanti ad un fuoco da campo. Diventa grande Maggie, perché questo è un romanzo di formazione, come è già diventata grande prima del tempo la sorella Jenny. Da una parte c’è un dramma, dall’altra però un raggio di luce e speranza, una forza vitale in una bimba che si chiama Sole.


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