domenica 23 agosto 2015

Javier Moro, “Il sari rosso” ed. 2009

                                                 Voci da mondi diversi. Penisola iberica
                                                                       biografia romanzata
        il libro ritrovato


Javier Moro, “Il sari rosso”
Ed. il Saggiatore, trad. Giuliana Carraio e Eleonora Mogavero, pagg. 578, Euro 18,50

   Tre donne della famiglia Gandhi hanno indossato, nel giorno delle nozze, il sari rosso fatto con il cotone filato da Jawaharlal Nehru in prigione: Indira Nehru che andò in sposa a Feroze Gandhi (nessuna parentela con il Mahatma), l’italiana Sonia Maino che sposò Rajiv Gandhi, figlio primogenito di Indira, e Priyanka Gandhi, figlia di Rajiv e di Sonia, così simile alla nonna Indira da domandarsi se non sia la sua reincarnazione. Tre donne che si sposavano per amore, con una decisione contrastata: né il padre di Indira, né quello di Sonia erano contenti della scelta delle figlie. Proprio come, anni più tardi, Sonia non avrebbe approvato il matrimonio di Priyanka. E’ già un indice del loro carattere, la fermezza delle loro scelte?

    “Il sari rosso” è la storia della vita di Sonia Maino, la ragazza di Orbassano che  a diciotto anni si innamorò di Rajiv Gandhi e lo sposò, seguendolo in India. Non ci sarebbe poi molto da dire su Sonia per quasi trent’anni, ma non è proprio possibile parlare di lei senza parlare di Indira e di tutta la famiglia Gandhi, e, a questo punto, non si può parlare dei Gandhi senza parlare dell’India. Come ha detto Priyanka dopo le ultime elezioni che hanno visto Sonia portare il partito del Congresso alla vittoria, “Non siamo mai stati padroni della nostra famiglia. L’abbiamo sempre condivisa con il paese.” Come a dire che i Gandhi sono l’India e l’India è i Gandhi.
E allora Javier Moro, con un metodo narrativo che richiama quello di Lapierre e Collins nella loro famosa serie di libri in parte romanzi, in parte storia, in parte inchiesta giornalistica, ci offre un romanzo appassionante e vibrante di ideali e di passioni, politiche e famigliari, palpitante di voci diverse, ricco di profumi che ci sono venuti a noia, tanto sono stati arieggiati in romanzi sciropposi quanto i film di Bollywood, se non fosse che Javier Moro li mescola ai rumori della Storia, con un occhio altrettanto attento al dettaglio dei colori dei sari indossati da Indira e da Sonia nelle varie occasioni quanto a quello delle problematiche economiche e militari dell’India.
     Dalle pagine de “Il sari rosso” balza fuori l’immagine della timida italiana che fece un salto nel buio, quando arrivò a Nuova Delhi nel gennaio del 1968 per sposare Rajiv un mese dopo.
In un’epoca in cui tutto era difficile- viaggiare, telefonare, scrivere lettere che impiegavano anche settimane ad arrivare-, la distanza dell’Italia dall’India era come dall’Italia alla luna oggigiorno. Sonia amava Rajiv. Sonia rimase nell’ombra fino alla morte di Indira e poi di Rajiv, ma in un’ombra necessaria, senza la quale non si potrebbe stare al sole. Il libro di Moro ci racconta delle difficoltà incontrate da Sonia (non ultima quella di abituarsi al clima, lei che soffriva di asma), dell’amicizia con la suocera, dell’ostilità nei suoi confronti da parte della moglie di Sanjay, fratello minore di Rajiv. E, insieme, delle campagne elettorali di Indira, dei suoi nemici, degli errori, del terribile periodo dell’Emergenza, della guerra con il Pakistan, del dolore straziante per la morte di Sanjay, il figlio prediletto che tanto aveva nuociuto alla sua immagine, e di come Rajiv, che avrebbe amato continuare a fare il pilota di aerei, aveva dovuto entrare in politica.
Sanjay e Indira


     A mano a mano che procediamo nella lettura, mentre la morte falcia uno dopo l’altro i membri della famiglia Gandhi, noi ammiriamo sempre più la figura di Sonia, la donna spezzata in due dalla morte di Rajiv che infine decide di accettare la candidatura che il partito del Congresso le offre perché non siano state inutili le morti del marito e della suocera, perché l’India democratica e laica non piombi indietro nell’oscurantismo e nelle lotte di religione.
E pensiamo anche che bisognerebbe parlare di più di donne come lei, che sarebbero un esempio di gran lunga migliore delle ‘sciacquette’ che troppo spesso occupano le prime pagine dei nostri giornali.

la recensione è stata pubblicata su www.stradanove.net


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