mercoledì 14 febbraio 2018

Olivier Truc, “La montagna rossa” ed. 2018

                                                      Voci da mondi diversi. Francia
                                                      cento sfumature di giallo
                                                      FRESCO DI LETTURA

Olivier Truc, “La montagna rossa”
Ed. Marsilio, trad. Raffaella Fontana, pagg. 464, Euro 15,72

   “La montagna rossa”, terzo libro della trilogia dello scrittore francese Olivier Truc che ci trasporta nella Lapponia svedese, fra allevatori di renne e proprietari di boschi- animali che hanno bisogno di pascoli e uomini che mirano ai profitti economici, svedesi che reclamano i loro diritti su una terra dove sostengono di essere arrivati per primi e la minoranza sami che sostiene lo stesso diritto con la stessa motivazione. Peggio. Nelle pagine del romanzo verrà alla luce il comportamento spadroneggiante degli svedesi, del tutto simile a quello dei coloni che segnarono la fine delle tribù pellerossa in America o delle popolazioni incas nell’America latina. Vince sempre la legge del più forte, insomma.
    Come ne “L’ultimo lappone”, anche qui il tempo della vicenda è segnato da una clessidra che calcola giorno dopo giorno le ore di sole, in un lento sgocciolamento di gocce di pioggia o di fiocchi di neve. La lunga notte incalza, siamo solo a settembre ma bisogna procedere all’uccisione dei cuccioli di renna, un compito penoso ma necessario se si vuole che ci sia da mangiare per tutta la mandria. Non ci voleva proprio che venisse rinvenuto lo scheletro di un uomo nel terreno smosso del pascolo, per di più senza testa. Perché arriva la polizia delle renne (il corpo speciale esistente solo in Lapponia di cui abbiamo appreso nei romanzi precedenti), immobilizzando tutti e recintando la zona.

   C’è più di un gioco di parole da fare sull’espressione ‘a cold case’ in questa situazione. Freddo, freddissimo, non solo, ovviamente, per le condizioni climatiche, ma anche perché le ossa sono immediatamente datate al diciassettesimo secolo. Il lettore che cerca il brivido sarà deluso- questa è veramente un’indagine singolare che porterà non alla scoperta dell’assassino e neppure alle cause della morte dello sconosciuto di cui resta lo scheletro, ma avrà un’importanza enorme per il popolo sami nell’esito del processo in corso per la causa allevatori vs proprietari di boschi. Perché, se si tratta dello scheletro di un sami, sarebbe la prova a lungo cercata del loro diritto di precedenza sulla terra. Il romanzo di Olivier Truc da possibile thriller diventa un interessantissimo romanzo antropologico tinto di giallo- si scatena una caccia al teschio in musei storici ed etnologici (la ricerca conduce perfino a Parigi la bionda poliziotta Nina che ben ricordiamo) mentre Klemet (il poliziotto per metà sami) scopre con orrore la maniera scientifica della misurazione dei crani in base alla quale lui stesso può essere identificato come sami. Possiamo soltanto immaginare a dove portassero, in epoca nazista, questi esami e tutte le colonne di numeri accanto a dei nomi. Per non dire di sterilizzazioni forzate e altre nefandezze (fino agli anni ‘50, oltre tutto) da cui ci illudevamo che l’algida Svezia fosse immune.

    Della coppia di poliziotti è Klemet che ha il ruolo di personaggio principale in questo terzo episodio, in antitesi a Petrus, il capo del clan Balva. Petrus rappresenta il suo popolo al processo e lo rappresenta anche in maniera ideale- è il guardiano della tradizione che si interroga su come poter tramandare al figlio adolescente l’orgoglio della sua gente, come fornirgli delle motivazioni per restare fra di loro e non perdersi nell’anonimità svedese. Per Klemet la ricerca del teschio è anche la ricerca della sua identità- vuole continuare ad essere un lappone (il termine dispregiativo usato dagli svedesi) da giardino, come gli odiosi nanetti decorativi? Che significato ha la tenda sami che ha eretto nel giardino della sua casa? E’ colore folkloristico, l’unica cosa che cercano i turisti che riducono i sami a berretti e abiti colorati e gambali di pelle di renna?

   E’ veramente questo l’ultimo libro con Klemet e Nina? Mi dispiace lasciare Klemet che osserva la tenda “mentre ballava ai suoi piedi, riducendosi un po’ alla volta al ritmo del fuoco fino a sparire del tutto.”

la recensione de "L'ultimo lappone" è da cercarsi nell'archivio con le stesse etichette in data 01/04/2014
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