giovedì 1 febbraio 2018

Natsuo Kirino, “Morbide guance” ed. 2004

                                               Voci da mondi diversi. Asia
       noir
    il libro ritrovato

Natsuo Kirino, “Morbide guance”
Ed. Neri Pozza, trad. A. Pastore, pagg. 609, Euro 9,35

   Di Natsuo Kirino abbiamo letto, lo scorso anno, “Le quattro casalinghe di Tokyo”, un noir truculento che sfiorava il grottesco. Diversissimo questo “Morbide guance” appena pubblicato, un raffinato noir psicologico in cui non viene versata neppure una goccia di sangue e che si sviluppa intorno ad un avvenimento riportato in un articolo di giornale all’inizio del libro: l’11 agosto 1994 Yuka, una bambina di cinque anni, è scomparsa in un luogo di villeggiatura in montagna nell’Hokkaido. Non è nuovo, il tema del bambino scomparso a cui segue la disperazione dei genitori, il senso di colpa, l’inutile ricerca almeno di un corpo prima di abbandonare ogni speranza. Ma la giapponese Natsuo Kirino riesce ad arricchire di complessità e sfumature questa trama di base, indagando nelle pieghe dell’animo umano, scavando nei ricordi dei personaggi, impiegando anche il sogno come strumento per vagliare le possibilità di quanto è successo, mettendoci in definitiva davanti ad un quesito senza risposta- quale morte è più difficile da affrontare, la propria o quella di chi ci è caro?
Due famiglie erano presenti nella casa di vacanza da dove Yuka è scomparsa: quella della bambina- la mamma Kasumi, il papà e una sorellina- e quella di Ishiyama, l’amante di Kasumi. Quella mattina la bambina era lì, e un attimo dopo non c’era più. Nessuno aveva visto niente, nessuno aveva sentito nessun rumore, nessuno aveva più visto la bambina. Che cosa succede dopo una tragedia del genere? E’ il dopo che interessa Natsuo Kirino, non tanto il dopo delle ricerche infruttuose, quanto il dopo dei giorni dell’assenza che scavano un solco dentro di ognuno, finché qualcosa si spezza e si va alla deriva. Colpisce tutti in maniera diversa, la scomparsa della bambina. Dalle figure marginali- Izumi finirà per suicidarsi, Mizushima (che ha dei precedenti di pedofilia) diventa l’amante dell’anziana signora Izumi, non concluderà nulla nella vita il figlio adolescente di un’altra famiglia presente sul posto- a quelle principali, che reagiscono ognuno a modo proprio. Gli amanti si lasciano, gli Ishiyama si separano e, quando Kasumi lo rincontra, quasi non riconosce l’uomo distinto e di successo che ora si veste con abiti di Versace e fa il mantenuto.
Lei, Kasumi, non riesce a dimenticare che, nell’ultima rubata notte d’amore, aveva pensato che avrebbe potuto abbandonare le sue figlie per quell’uomo. Il ricordo di Yuka non l’abbandonerà più, ogni 11 di ogni mese è come quell’11 di agosto, ogni 11 di agosto Kasumi ritorna sul luogo della scomparsa. Ma è a metà romanzo che compare uno dei personaggi più significativi del romanzo, un giovane ex-poliziotto che sta morendo di tumore e che si interessa del caso, per passare il tempo, per fare un’indagine in maniera diversa- ora che non ha più niente da perdere. E si forma una strana amicizia tra la donna che non vuole accettare la realtà della morte della figlia e l’uomo che non si rassegna a morire. Non sapremo mai che cosa è successo a Yuka: sfioriamo diverse ipotesi, alla fine tutti sono o potrebbero essere i colpevoli, nei fatti, o nelle intenzioni, o nei sentimenti.




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