giovedì 18 giugno 2026

Ian Manook, “Il canto di Haïganouch” ed. 2026

                                                             Voci da mondi diversi. Francia

                saga

Ian Manook, “Il canto di Haïganouch”

Ed. Fazi, trad. Maurizio Ferrara, pagg. 360, Euro 19,00

    È il 1947 all’inizio de “Il canto di Haïganouch”, il seguito della saga incominciata con “L’uccello blu di Erzerum”, la storia romanzata della  famiglia dello scrittore e la Storia del popolo armeno. Nel libro precedente avevamo letto l’epopea armena, il genocidio perpetrato dai turchi, la tragica e commovente storia delle due sorelline, Araxie e  Haïganouch, salvate durante la marcia nel deserto, vendute ad un medico come schiave per sua figlia e, però, salvate in questa maniera da morte certa.

Araxie, insieme ad Assine, quella che era la padroncina sua e della sorella, è riuscita ad arrivare in Francia. Vive a Marsiglia insieme al marito Agop e ad Assine (che ha preso il nome di Haïganouch dopo la scomparsa di questa) e a suo marito. Potrebbero essere felici, ma Agop decide di partire sul Rossia, il piroscafo russo che porterà lui ed altri armeni verso la nuova Armenia promessa dall’Unione Sovietica. Poco giova che Araxie e l’amico, marito di Haïganouch, cerchino di dissuaderlo.


Lui crede nel sogno comunista, crede in una società più giusta creata dagli ideali comunisti, è sicuro che in un paio di mesi la moglie e i figli potranno raggiungerlo. Bastano pochi giorni per aprirgli gli occhi, basta quella navigazione su una nave affollatissima che sembra una di quelle per la tratta degli schiavi, è sufficiente il sospetto che nasce in lui quando i loro documenti vengono requisiti. E, da subito dopo l’arrivo in una Erevan che non riconosce, Agop incomincerà a pensare ad una fuga. Riuscirà a fuggire, sì, aiutato dal movimento armeno, ma sarà un fallimento. Finirà in un gulag ad Irkutsk dove la temperatura poteva arrivare a 40 sotto zero.

   Agop non lo può sapere, ma in quegli anni durissimi in cui lotta per sopravvivere, non è molto lontano da Haïganouch, la sorellina perduta che aveva perso la vista in un lontano giorno di violenza e che non aveva potuto vedere che suo marito era stato ucciso davanti a lei. Anche quella di Haïganouch è una storia di dolore sotto il tallone della tirannide sovietica. Anche lei prova il tormento della separazione da un figlio di cui non sa nulla. Eppure sia Agop sia Haïganouch hanno una forza interiore che li porta a non arrendersi, a cogliere qualunque cosa di positivo affiori sul loro cammino.

Irkutsk oggi

    Un filone della vicenda segue Agop e Haïganouch in Siberia (Haïganouch diventerà una famosa pianista, sarà la musica a tenerla in vita) dove gli anni passano gelidamente lenti e in apparenza senza speranza, un altro filone sembra un’oasi di pace in Francia- i figli crescono, si sposano, non si smette mai di pensare ai due assenti. Riusciranno a rivedersi? Ci sarà un accordo politico per permettere ai francesi ‘prigionieri’ in Armenia (Agop è riuscito a tornarci) di rivedere la Francia?

    Romanzo storico, romanzo d’avventura, ricco di storie e di personaggi, e tuttavia è come se avesse qualcosa di forzato, è meno avvincente del primo libro della saga.  



 

 

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