sabato 2 maggio 2026

Jung Chang, “Il volo dei cigni selvatici. Io, mia madre e la Cina” ed. 2026

                                                              Voci da mondi diversi. Cina

    romanzo autobiografico

Jung Chang, “Il volo dei cigni selvatici. Io, mia madre e la Cina”

Ed. Longanesi, trad. Elena Cantoni, pagg. 336, Euro 20,90

    Impossibile aver dimenticato “Cigni selvatici”, il libro autobiografico in cui Jung Chang, la scrittrice cinese naturalizzata britannica, raccontava la storia della nonna, della mamma e di se stessa, e nello stesso tempo la storia della Cina fino al 1978, anno in cui Jung Chang si trasferì a vivere definitivamente in Occidente. Era il 1991 quando “Cigni selvatici” rivelò ai lettori una realtà che era giunta fino a quel momento ovattata- dall’epoca in cui alle bambine si fasciavano i piedi (la nonna di Jung Chang camminava a passettini su quei piedi deformati che avrebbero dovuto garantirle un buon matrimonio) agli anni crudeli della Rivoluzione Culturale e della Grande Carestia.

A più di trent’anni di distanza esce adesso “Il volo dei cigni selvatici” che riprende la narrazione da dove si è interrotta per arrivare all’epoca contemporanea del presidente Xi Jinping. Trent’anni che ne valgono cento, se consideriamo i passi da gigante fatti dalla Cina nello sviluppo economico che l’ha portata ad essere il maggiore rivale degli Stati Uniti.

    Il primo capitolo inizia, in realtà, dalla nascita di Jung Chang nel 1952 e ci troviamo subito a confronto con le personalità dei suoi genitori- la forza di carattere della madre e l’integrità totale del padre che, in quanto governatore della regione, aveva negato alla moglie il permesso di spostarsi in una città più grande di Yibin, dove vivevano, per partorire in un ospedale attrezzato, visto che il medico temeva rischi di emorragia e morte conseguente di madre e bambino. La fede nel comunismo del padre e la sua integrità incorruttibile saranno le costanti della sua vita, insieme a quella che noi vediamo come una certa qual ingenuità- come poteva pensare che delle lettere che contenevano critiche a Mao e indirizzate a lui in persona potessero non avere conseguenze? E comunque la moglie gli restò sempre vicino, rifiutandosi di lasciarlo, dando prova di amore, coraggio, fedeltà ai propri principi.

Chengdu

    Avevamo già letto molto in “Cigni selvatici” di quello che ora Jung Chang racconta di nuovo, forse in maniera più circostanziata. La vera svolta è quando, dopo la riabilitazione del padre (quanto si era battuta, sua madre per ottenerla!), Jung Chang ottiene il permesso di studiare in Inghilterra, uscendo ‘dalla gabbia’. Incomincia una nuova vita, sono giorni di novità e di scoperte, di confronto tra quello che si diceva in Cina dell’Occidente e la realtà che la circonda, mai interamente liberi, sempre con il fiato sul collo, sempre con divieti a cui sottostare, sempre con l’obbligo di uscire solo con accompagnatori cinesi, sempre vestiti con la divisa di Mao.

Sono anni difficili, questi della nuova vita di immigrata con la nostalgia della famiglia, della madre soprattutto. I capitoli che seguono sono il racconto di come, da studiosa di lingue, Jung Chang sia diventata una grande scrittrice- l’idea per i suoi libri, le ricerche storiche- non facili-, i viaggi in Cina con sempre nuovi ostacoli per ottenere il visto, le interviste con i testimoni del passato ancora in vita, il bando per la pubblicazione in Cina, prima di “Cigni selvatici”, poi “Mao. La storia sconosciuta” (il più contestato), “L’imperatrice Cixi” e “Le signore di Shanghai”. Al suo fianco, un grande sostegno per lei, l’amore della sua vita, Jon Halliday, che scrisse con lei “Mao”.

la foresta di bambù

    “Il volo dei cigni selvatici” è frammentario in questa puntigliosa ricostruzione e non è una lettura appassionante come “Cigni selvatici” e neppure come i romanzi storici su Mao e sull’imperatrice Cixi. Ha tuttavia il pregio di darci una visione dall’interno della nuova Cina di Xi Jinping, grande ammiratore di Mao, presidente a vita, un Grande Fratello al cui occhio non si può sfuggire.

    Il titolo originale è leggermente diverso e lascia anche intuire qualcosa di più- “Fly, wild swans”. In questo imperativo, Volate, cigni selvatici, sentiamo la voce della madre, protagonista assoluta dietro la voce narrante di Jung Chang, a cui il libro è dedicato come un canto d’amore. Una donna coraggiosa, altruista e generosa che ha sempre messo il benessere dei figli davanti al proprio. Se i cigni sono simbolo di libertà, quel Volate è un invito a dispiegare le ali senza guardarsi indietro.



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