martedì 28 aprile 2026

Anna Luisa Pignatelli, “Il letto cinese” ed. 2026

                                                                   Casa Nostra. Qui Italia

      romanzo di formazione

Anna Luisa Pignatelli, “Il letto cinese”

Ed. Fazi, pagg. 180, Euro 16,62

    Uno zio e un nipote. Una cittadina di provincia. Il fascino esotico della Cina.

     Ricordati che tuo zio si chiama Corrado Sivieri e che sei il suo unico nipote- ripeteva spesso la madre al figlio, studente liceale che è la voce narrante del bel romanzo “Il letto cinese” di Anna Luisa Pignatelli.

    Il padre del ragazzo era morto da tempo ed era stato quanto più diverso possibile dal fratello, il famoso sinologo Corrado Sivieri. Era un ingegnere pragmatico, l’opposto del professore di Lingua e Civiltà cinese all’Istituto di Studi Orientali di Roma che era stato mandato a studiare a Tientsin dalla madre per evitare che venisse arruolato ed era rientrato in Italia dopo la caduta del fascismo. Dopo la morte del fratello Corrado Sivieri si era addossato la responsabilità della famiglia di questi, della vedova e del nipote.

Il ragazzo lo ammirava. Ammirava quell’aura di cultura e anche, sì, di diversità che si percepiva intorno allo zio, gli piaceva la deferenza che tutti gli mostravano- un segno evidente del rispetto che avevano per lui.


Il legame tra zio e nipote diventa più stretto quando la signorina cinese che gli faceva da segretaria aveva regalato un cagnolino allo zio. Peccato che lo zio detestasse bambini e animali. Così l’incarico di occuparsi del cane era toccato al ragazzo, insieme a quello di sostituire la signorina che era tornata in Cina- e poi il ragazzo era stato respinto alla maturità, una vergogna per la loro famiglia.

    Il ragazzo batterà a macchina gli scritti dello zio che si sta occupando del periodo del tormentato regno dell’imperatrice Tzu Hsi (noi la conosciamo meglio con il nome Cixi), ultima imperatrice della dinastia Qing, e del suo coinvolgimento nella morte del sovrano Kuang Hsu.

   “Il letto cinese” (tra i tanti oggetti cinesi di valore in casa dello zio c’è un tipico letto cinese che è come una piccola stanza in cui allo zio piace passare il tempo a leggere) è una lettura affascinante perché la narrativa si dipana su parecchi piani- è la storia di un rapporto tra una figura paterna e una sorta di figlio con tutti i contrasti generazionali, acuiti dalla rigidezza dell’adulto, ed è la storia di un ragazzo che si sente solo e corteggia una ragazzina di origine zingara e sola quanto lui; è la storia di uno studioso chiuso nella sua torre di avorio, invidioso di chiunque possa rivaleggiare con lui, chiacchierato per la sua predilezione per uno dei suoi studenti. E poi c’è il magnifico affresco della Storia cinese alla fine dell’Impero, una Storia che conquista l’attenzione del ragazzo che, in una qualche maniera, si vede riflesso nel nipote di Tzu Hsi che vede ogni sua iniziativa stroncata dalla potente zia che finirà per farlo uccidere.


   La realtà non è mai completa così come appare. La realtà è complessa. Una serie di grandi e piccole delusioni sminuiranno la figura dello zio agli occhi del ragazzo- il non aver neppure considerato che il nipote aveva mostrato coraggio nel difendere la sua ragazza durante un’aggressione, l’averlo colpevolizzato, il giudizio negativo espresso nei confronti di un libro che gli era stato mandato in lettura (al ragazzo era piaciuto molto, invece), un pigiama a righe bianche e azzurre nel cesto della roba da lavare.

   Lo zio non era quel grand’uomo che voleva apparire. Era egoista, meschino, ipocrita. Eppure, l’averlo visto come era realmente libera il nipote dalla soggezione, dal senso di inferiorità. E paradossalmente lo mette in grado di riconoscere l’enorme debito che ha con lui, l’averlo fatto appassionare allo studio, avergli spalancato la mente verso altri orizzonti.

     Un romanzo di formazione diverso dal solito che spalanca verso altri orizzonti anche le menti dei lettori.



 

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