martedì 19 maggio 2026

Michel Jean, “Maikan” ed. 2026

                                                 Voci da mondi diversi. Canada

la Storia nel romanzo

Michel Jean, “Maikan”

Ed. Marcos y Marcos, trad. Sara Giuliani, pagg. 200, Euro 18,00

    Maikan significa ‘lupo’ nella lingua degli innu, la popolazione autoctona della penisola del Labrador Quebec, nel Canada Orientale. Dal bel libro letto di recente di Adam Weymouth, “Il lupo solitario”, abbiamo appreso molte cose sui lupi, sul pericolo che rappresentano, sulla minaccia molto reale impressa nell’immaginario collettivo. E soltanto i lupi possono incarnare, nel libro del giornalista canadese Michel Jean, il male assoluto, homo hominis lupus come scrive Plauto nella sua commedia “Asinaria”, tanto più nero perché le vittime sono dei bambini, tanto più ignobile perché viene da chi avrebbe dovuto proteggerli, tanto più esecrabile perché chi lo commette riveste i panni del ‘buon pastore’.

   “Kukum”, il romanzo precedente di Michel Jean, terminava con il prelievo forzato dei bambini innu che venivano allontanati dalle loro famiglie per essere portati nell’isola di Saint George, convitti in una scuola in cui avrebbero dovuto studiare, imparare il francese, sarebbero stati nutriti adeguatamente, avrebbero ricevuto cure mediche.


I bambini e i giovani innu sono arrivati a destinazione in “Maikan”, dopo il dolore della separazione e la paura del volo e del nuovo ambiente. E non trovano niente di quello che aspettavano. Via i capelli lunghi, via i loro vecchi abiti, proibizione assoluta di parlare in innu- chi trasgredisce riceverà una punizione esemplare. E le punizioni fioccano per ogni minima infrazione, per ogni ritardo nel capire che cosa le suore o i preti vogliano da loro. Le due amiche Marie e Virginie si fanno forza l’un l’altra, Virginie non ha paura di niente, interviene spesso a difendere la timida e grassa Marie che è un più facile bersaglio. E presto un ragazzino solitario si unisce a loro, legato da un tenero sentimento per Virginie.

    Giorni nostri: il governo canadese ha rivisto il passato e ha deliberato il risarcimento per i sopravvissuti dei ragazzi internati in più di cento collegi. Una giovane avvocata si è appassionata a questa ricerca- moltissimi di quei ragazzi di un tempo non hanno più avuto una vita normale, sono o sono stati dei senza dimora, disoccupati e alcolizzati. Tre di loro sembrano essere scomparsi- sono proprio Marie, Virginie e Charles. Soltanto di Marie l’avvocata riesce a trovare le tracce- vive in un luogo isolato, in una condizione di degrado estremo, sempre ubriaca.


    La storia che ascoltiamo da Marie- qualcosa negli occhi dell’avvocata, così simili a quelli della sua amica, tocca le corde del cuore della vecchia e la spinge a parlare- è una storia di orrore, di crudeltà, di privazioni, di morti per tubercolosi, di denutrizione, di sevizie, di assalti sessuali. Una figura giganteggia, una per tutte, quella del ‘padre Rosso’, il lupo con la tonaca che non era molto più vecchio dei ragazzi, che è ancora vivo. E perseguibile.

   Sono pagine dolorosissime che non vorremmo leggere e che invece devono essere lette per rendere giustizia a chi ha tanto sofferto, pagine di buio totale rischiarato soltanto dalla forza dell’amicizia, dall’amore pulito che si contrappone alla sozzura degli stupri, dalla generosità che sgorga spontanea da questi sentimenti. Leggere per sapere- è importante.

una croce vicino ad uno dei collegi, in ricordo dei bambini morti

Soltanto adesso si sa di più di questo genocidio culturale che ha avuto luogo tra la fine del secolo XIX e la prima metà del XX. Si sono raccolte testimonianze, sono state trovate delle tombe con resti di bambini anche molto piccoli, morti per malattie, infezioni, denutrizione o nel tentativo di scappare- si parla di più di diecimila morti. Alle famiglie venivano date spiegazioni vaghe sulla causa dei decessi, i corpi venivano sepolti in grandi fosse vicino ai collegi perché era troppo costoso rispedirli a casa.

   Gli articoli sui giornali non sono sufficienti per rendere noti gli avvenimenti del passato, un romanzo, come quello di Michel Jean, ha un'efficacia maggiore perché coinvolge, appassiona, perché parla al lettore con la voce dei suoi personaggi, testimoni della Storia. 



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