giovedì 5 febbraio 2026

Rachel Khong, “Una vera americana” ed. 2025

                    Voci da mondi diversi. Stati Uniti d'America

Rachel Khong, “Una vera americana”

Ed. NN, trad. Clara Nubile, pagg. 496, Euro 16,00

 

    New York. 1999. Lei si chiama Lily, ha ventidue anni. Lui si chiama Matthew, ha qualche anno in più. Lei è chiaramente asiatica, lui è il prototipo dell’americano, alto, biondo e con gli occhi azzurri. Si incontrano. Si innamorano. Si sposano. E vissero felici e contenti.

    Un’altra storia d’amore? E no. Tanto per cominciare non vissero affatto felici e contenti e i retroscena di quella che poteva essere una storia d’amore a lieto fine sono dolorosi e complessi.

   I genitori di Lily sono immigrati, fuggiti dalla Cina della Rivoluzione Culturale di Mao. Erano entrambi scienziati in Cina e avranno l’opportunità, non senza molte difficoltà, di esserlo anche negli Stati Uniti. Lily non ha ereditato la loro passione per la ricerca, è una stagista per una rivista online, non sa neppure lei che cosa vorrebbe fare della sua vita, soffre perché avverte la disapprovazione della madre. Nonostante la palese differenza di classe sociale e di ricchezza economica, l’intesa tra Matthew e Lily è immediata, anche perché lui si comporta come se fosse inconsapevole dei privilegi che la famiglia gli offre. E, nonostante tutto, Lily è ben accolta nella famiglia di Matthew, anzi, sembra che chi si sente più a disagio, quando i loro genitori si incontrano, sia la madre di Lily- un disagio così forte da farla star male fisicamente.


    Ci sono due incontri chiave nel romanzo- quello con il padre di Matthew, Otto Maier, un nome famoso nell’industria farmaceutica, e quello con uno scienziato di Pechino, che Lily, ormai sposata e in attesa di un bambino, incontra quando ha seguito il marito in un viaggio di lavoro. Otto Maier, a cui il figlio assomiglia in maniera impressionante, così come poi il nipotino Nico assomiglierà al padre e al nonno, prova una simpatia e un accordo immediati con Lily, mentre lo sconosciuto cinese riconosce Lily perché identica a sua madre. Non le racconta del loro passato ma le consegna una lettera e si accomiata con delle parole che lasciano pensare che abbia sofferto molto a causa della madre di Lily.

     “Una vera americana” (il titolo originale è al plurale, “Real Americans”, e offre una visione più ampia) scorre tra presente e passato, tra gli Stati Uniti in un tempo che supera la pandemia e arriva agli anni ‘20 del secondo millennio e la Cina degli anni ‘60 con le grandi sofferenze della carestia, del culto di Mao, delle Guardie Rosse e degli intellettuali portati a lavorare nelle campagne. Le narrative sono tre, offrendo tre diversi punti di vista, tre diverse scelte di vita- Lily, suo figlio Nick e sua madre May.

Seattle

    Se la prima parte, quella di Lily, termina con una brusca separazione, la seconda porta suo figlio Nick in primo piano. Niente ci viene detto del perché adesso madre e figlio vivano nello stato di Washington, perché il nome di Matthew non salti mai fuori, perché Nick non sappia niente di suo padre. Eppure risente della situazione, per quanto il legame con la madre sia fortissimo. Nick ha un solo amico (che lo deluderà), ha difficoltà a relazionarsi con gli altri. Poi è proprio l’amico che lo convince a fare un test del DNA.

   La terza parte, quella di May, è quella che esce dall’ordinario- si parla di ricerca scientifica, di mutazioni genetiche, di esperimenti che sono destinati a incidere sul futuro, sulla libertà individuale, sul libero arbitrio.


Aveva fatto delle scelte, May, quando aveva deciso di abbandonare la Cina. Non era felice e forse proprio questo l’aveva portata a spingersi sempre più in là negli esperimenti.

    Forse non tutto è convincente in questo romanzo, le tre parti non sono tutte ugualmente appassionanti, ma l’alone di segretezza e mistero crea una certa suspense, il contrasto tra il retaggio cinese e quello americano offre la possibilità di un confronto e il quesito etico- senza confini- è intrigante.



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