mercoledì 29 maggio 2019

Laura Forti, “L’acrobata” ed. 2019


                                                                 Casa Nostra. Qui Italia
                                                                 Diaspora ebraica
         storia di famiglia

Laura Forti, “L’acrobata”
Ed. Giuntina, pagg. 112, Euro 12,00

      Fa veramente l’acrobata, il pagliaccio in un circo, il nipote a cui si rivolge la nonna nelle sue mail raccontandogli un secolo di storia attraverso la storia della sua famiglia in poco più di cento pagine dense, dense di fatti, di dolori, di morti, di fughe, di abbandoni e di nuovi inizi. Eppure abbiamo subito la sensazione che il nipote non sia l’unico acrobata sulla scena. Sono stati acrobati i bisnonni, funamboli su una corda tesa tra la Russia e l’Italia e poi il Cile. Un’acrobata la nonna che sta scrivendo, in equilibrio tra Cile e Stati Uniti e Svezia. Un acrobata suo padre Pepo, quello che ha messo più a rischio la sua vita e ha pagato i suoi ideali con la morte.
     Una fotografia che balza fuori non da un cassetto, ma da un file che si apre sul computer, è l’inizio della corrispondenza che è in realtà un lungo monologo. “E’ lui mio padre?”, aveva chiesto il nipote indicando un ragazzo con un grosso maglione di lana, seduto sulla neve, gli occhi seri, una ruga sulla fronte. “Forse è arrivato davvero il momento che io ceda, che ti racconti”, perché “i ricordi sono come schiaffi, sono zavorra e c’è il rischio che ti facciano affondare”, ma “che può essere una persona senza ricordi?”.

    Pesano i ricordi. E quelli della nonna, che incominciano da lontano, dalla fuga dalla Russia bianca dei suoi propri genitori, convergono tutti verso un giorno, il 15 di giugno 1987. Che cosa è successo quel giorno? Non è facile per la nonna raccontarlo. Eppure non c’è ricordo della nonna che non riserbi un frammento della sua mente al figlio perduto, alla costante domanda se qualcosa sarebbe potuta andare diversamente. E’ come se il figlio, il padre di “totopajazo.com”, avesse preso su di sé la responsabilità di mettere fine a tutte le ingiustizie, al continuo peregrinare della sua famiglia. In Italia dapprima. Poi Mussolini e le leggi fasciste li avevano costretti ad un nuovo esilio. Il Cile, dunque. Con il terribile terremoto del 1939, subito dopo il loro arrivo. Ancora in fuga, ancora in esilio, dopo il golpe del 1973. È da questo momento, con la serie di scuole militari frequentate da Pepo, che  questi prende il cammino che lo porterà alla tragica fine. A quel 15 giugno 1987.
"L'acrobata" sul palcoscenico
      C’è tutto il dolore del mondo concentrato in queste pagine di Laura Forti. Il dolore taciuto, quello che i pagliacci con una lacrima dipinta sul viso color gesso camuffano con i loro lazzi e una pallina rossa sul naso. Il dolore dei pogrom, delle discriminazioni, delle fughe e della paura. Il dolore di sentirsi senza identità e di doversene ricreare una in ogni nuovo approdo. Il dolore della perdita- aveva dovuto lasciare indietro una figlia, la nonna che scrive, e poi aveva sentito il figlio allontanarsi da lei su un percorso dove lei non poteva seguirlo. Perché Pepo non era fuggito ancora per mettersi al sicuro? Perché era rimasto a Santiago? Per lui, per suo figlio, per totopajazo, per interrompere le fughe e gli abbandoni. Per non lasciarlo da solo nell’ingiustizia e nel pericolo.
     “Grazie per quelle lacrime, totopajazo.”, sono le parole che chiudono questo libro che nasce dalla storia vera del cugino della scrittrice. Esemplare.

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