giovedì 22 marzo 2018

Silvia Truzzi, “Fai piano quando torni” ed. 2018


                                                   Casa Nostra. Qui Italia
       love story

Silvia Truzzi, “Fai piano quando torni”
Ed. Longanesi, pagg. 272, Euro 13,94

    
    Margherita, trentacinque anni, è in un letto d’ospedale. Ha avuto un incidente d’auto. Veramente, solo un incidente o voleva uccidersi?
    L’ultrassettantenne Anna condivide la stanza d’ospedale con Margherita. Si è rotta il femore cadendo in casa.
    Margherita, magrissima, capelli molto corti, camicie da notte che sembrano vestiti da sera (gliele porta sua madre), l’immagine della raffinatezza e però sempre di umore cupo, scostante, arrabbiata con tutti e prima di tutto con se stessa.
    Anna, capelli di un colore assurdo, biondo platino, forme abbondanti che lascia generosamente intravvedere, camicie da notte e vestaglie sempre rosa e con pizzi, l’immagine della volgarità ma di un’allegria straripante, non c’è offesa che la blocchi, ha una voglia di vivere contagiosa.
    Ogni capitolo di “Fai piano quando torni” inizia con una breve lettera. L’intestazione della prima è ‘Napoli, 10 maggio 1960’, quella del’ultima, ‘Napoli 4 luglio 2015’. Entrambe sono firmate ‘il tuo Nicola’. Nella prima Nicola scrive che, anche se c’è un proverbio che dice, L’ammore fa passà ‘o tiempo e ‘o tiempo fa passà l’ammore, ‘E’ falso. Anche se il tempo passa io ti penso sempre.’ Nell’ultima, più di mezzo secolo dopo e tante altre lettere in mezzo, alcune firmate Anna, o ‘la tua Annuccia’, in risposta alle sue, Nicola dice, ‘Che brutta cosa la vecchiaia. Voglio dirti che pensare a te mi ha fatto superare tutti gli accidenti, tutte le cose brutte e i dispiaceri.’

    Anna, a cui sono indirizzate le lettere, è proprio lei, la compagna di stanza di Margherita ed è la sua storia di un amore durato tutta una vita che noi leggeremo, che lei racconta a Margherita che dapprima non vuole sentire, che è burbera e sgarbata, che respinge il tentativo di amicizia che Anna le offre. Ma Anna parla ugualmente. Anna parla perché questo è il suo carattere, parla perché, più o meno consciamente, vuole aiutare quella ragazza che si rifiuta di vivere, perché la vita non fa sconti a nessuno- lo sa bene lei, Anna, che a nove anni è stata mandata a servizio perché in casa sua non c’era abbastanza da mangiare per tutti. Una bambina fra sconosciuti, altro che i privilegi di cui aveva goduto Margherita, figlia unica adorata dal padre.

    Da una parte Anna racconta, dall’altra Margherita ricorda- il padre che è morto troppo presto, il fidanzato con cui sognava un futuro insieme e che invece l’aveva lasciata per un’altra dopo una convivenza di cinque anni, il momento in cui aveva chiuso gli occhi e l’automobile si era schiantata.

    Lentamente, lentamente, anche se Margherita non abbandona i suoi modi bruschi e la sua aria di superiorità e disprezzo, nasce un’affettuosa confidenza tra la donna anziana e quella giovane che finisce per sostituire, per Anna, la figlia arida e ambiziosa che raramente la va a visitare. Si sbagliava, Margherita, quando pensava che questo grande amore di Anna fosse l’uomo che era diventato suo marito. Era mezzo secolo che lei e il suo Nicola non si vedevano- ora che è possibile, ora che Nicola è libero, non sarebbe bello rivedersi?
metropolitana di Napoli che incanta Margherita

     Il libro di Silvia Truzzi è un romanzo che parla di amicizia, di amore, di rapporti famigliari, di giovinezza e di vecchiaia e del valore di entrambe, di cultura sterile e di saggezza popolare, di tenacia e ambizione, di lotta quotidiana che dà un senso alla vita. I discorsi di Anna, il suo buon senso terra-terra, la sua generosità nel dare di sé, sono di maggiore aiuto a Margherita che non lo psicologo. La storia dell’amore contrastato e lontano (che forse è durato così a lungo proprio perché non ha conosciuto la quotidianità) che sembra uscire da uno dei romanzi Harmony che Anna ama leggere, spinge Margherita a rivedere la sua storia con l’idealizzato Francesco e la porta poi a Napoli che diventa il simbolo di luminosità e bellezza, di gioia di vivere. E naturalmente non voglio dirvi il finale di questa storia raccontata con garbo, vivacità, eleganza e umorismo gentile.

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