vento del Nord
la Storia nel romanzo
Trude Teige, “Quando la nonna ballava sotto la pioggia”
Ed.
Fazi, trad. Lucia Barni, pagg.312, Euro 18,52
Tekla, Lilla, Juni. Tre donne, nonna,
madre, figlia. Tekla non ha mai voluto dire a sua figlia, neppure sul letto di
morte, chi fosse suo padre. Neppure Lilla ha mai rivelato a Juni chi fosse suo
padre. Segreti. Segreti che fanno male, segreti che è impossibile scoprire
quando chi sa ormai non c’è più. Segreti che vanno al di là di una storia
personale, che non trovano le parole per esprimersi.
Juni arriva sull’isola di un arcipelago
norvegese in fuga dal marito violento. L’isola rappresenta la quiete,
sull’isola c’è la casa dei nonni, ci sono ricordi di una infanzia circondata
dal loro amore. Juni non vuole più rivedere il marito.
E poi, facendo ordine, trova delle vecchie foto. In una c’è la nonna da giovane. Sorride, è abbracciata ad un soldato che porta la divisa dell’esercito tedesco. La data è maggio 1945. A guerra finita, dunque. Hanno entrambi un’aria molto felice. Verranno fuori altre fotografie, riconoscerà il nonno, sua madre Lilla da bambina. Qualcosa però non torna, nelle date. Chi può aiutarla a ricostruire il passato?
La narrativa procede su due linee
temporali e con due diverse protagoniste- la nonna Tekla nel passato e Juni nel
presente.
Il
passato di Tekla ha il punto di rottura quando lei incontra Otto, il soldato
tedesco che sa parlare ai cavalli e rende docile il cavallo di Tekla a cui lei
ha dato il nome del sovrano norvegese. C’è la guerra, i tedeschi occupano la
Norvegia, sono i nemici. _(cropped).jpg)
Haakon VII
Possiamo indovinare una parte della storia, è così
simile alle storie degli amori di guerra che abbiamo già letto, anche di
recente. Così come possiamo indovinare le reazioni della famiglia di Tekla e
dei suoi compaesani. Ma c’è tutta una parte- quella che ci porta in Germania
insieme a lei e a Otto- di cui sappiamo poco, di cui forse non abbiamo voluto
sapere, pensando ‘è stata colpa loro, sono loro ad avere iniziato la guerra, se
la sono voluta’. Come poteva aver sognato, Otto, di ritrovare intatta la
cascina con le grandi stanze e la sua famiglia, così come le aveva lasciate?
La storia di Juni ha molto in comune con le storie del nostro quotidiano e però porta dentro il vuoto della mancanza di un padre, un rapporto conflittuale con la madre la cui traccia nella casa sull’isola è un cumulo di bottiglie vuote. Si reca in Germania, Juni, per scoprire di più su quello che pensa essere suo nonno e, quando arriva a Demmin, quello che apprende la sconvolge, così come sconvolge noi lettori. Quanto non sappiamo, del passato! Quanto è stato taciuto, perché era meglio dimenticare, perché tacere significava nascondere la vergogna. Quello di Demmin fu un suicidio di massa unico nel suo genere e nelle sue motivazioni.
Portare alla luce la verità, scoperchiare i
segreti, è come la quiete dopo la tempesta. Tutte e tre queste donne, Tekla,
Lilla e Juni, sono passate attraverso la bufera, tutte e tre si sono fronteggiate
con il problema di accettare un figlio non voluto, e anche questo è un problema
che ci tocca da vicino.
Come tutti i romanzi che coniugano la
grande Storia con le piccole storie private (ma sono poi così piccole?),
“Quando la nonna ballava sotto la pioggia” è un libro appassionante e
incredibilmente attuale con il suo bagaglio di passato. E quello che rimane nei
nostri occhi è l’immagine di Tekla, la nonna che rivelava le prove che aveva
dovuto passare nei colori che usava nei suoi quadri e che amava la pioggia,
amava uscire nella corte e danzare sotto la pioggia, perché la pioggia lava
ogni bruttura, la pioggia è simbolo di rinascita, è simbolo di vita. La pioggia
invita a guardare avanti, a non permettere che sia l’aridità dell’animo ad
avere la meglio.





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