domenica 18 luglio 2021

Kate Grenville, “Una stanza fatta di foglie” ed. 2021

 

                                              Voci da mondi diversi. Australia


Kate  Grenville, “Una stanza fatta di foglie”

Ed. Neri Pozza, trad. Simona Fefé, pagg. 352, Euro  18,00

 

    È entrato in inglese nel nostro lessico, il titolo “A room of one’s own”, per indicare uno spazio che la donna rivendica solamente per sé. Nel romanzo di Kate Grenville lo ritroviamo in francese, con una strizzata d’occhio a Virginia Woolf da parte della scrittrice australiana, mon petit coin à moi- sono le parole con cui Dawes, studioso appassionato di astronomia e botanica, interessato alle lingue dei nativi australiani e il personaggio più accattivante del libro (a parte la protagonista), indica la stanza fatta di foglie, nascosta tutt’intorno dalla vegetazione, verso cui conduce Elizabeth- sarà il luogo dei loro incontri d’amore, segreti e appassionati, un Giardino dell’Eden.

    Elizabeth Macarthur e suo marito John sono veramente esistiti, la loro effigie, come pionieri nell’Australia dei primi anni dell’800, è sulle banconote, la loro casa, Elizabeth Farm, è un museo.


La scatola di latta contenente le memorie di Elizabeth che dà ‘il via’ al romanzo, è invece un’invenzione, il tradizionale espediente narrativo del genere del manoscritto ritrovato in soffitta. E tuttavia, pur facendo concessioni alla libertà immaginativa dello scrittore, le vicende del libro sono basate su vecchi documenti d’archivio e gli stralci delle lettere sono tratti dalle vere lettere di Elizabeth.

     Era il 1790 quando Elizabeth salpò con il marito e il figlio neonato per la colonia penale del Nuovo Galles del Sud, da poco istituita. Era stato un matrimonio riparatore ed Elizabeth doveva essere grata per questa conclusione di un amplesso che era durato pochi minuti in una notte di curiosità. Nelle lettere che scrive all’amica, Elizabeth diventa maestra nell’arte dei doppi significati e delle allusioni, del dire senza dire, del lasciar intendere- sa che il marito le leggerà prima di inoltrarle. Non c’è mai la minima illusione, mai si parla di amore, solo di abbracci (sgradevoli) notturni per adempiere un dovere.


     L’arrivo nella colonia è sconvolgente. Ci sono loro, i britannici che fanno parte dell’esercito, ci sono le loro mogli, c’è un governatore, un pastore della Chiesa. E poi ci sono gli altri, i galeotti per cui la pena di morte è stata scambiata con un esilio al fine di popolare la colonia con una mano d’opera non pagata. Sono uomini e donne che hanno commesso le infrazioni più varie che oggigiorno ci sembrano di ben poca entità- uno di loro, che darà poi un inestimabile aiuto ad Elizabeth, era stato condannato a morte per aver rubato un montone. E poi, più in basso ancora, ci sono i nativi su cui circolano le voci più assurde (ritenute vere, peraltro), come ad esempio che mangino i propri figli.

    Non è soltanto al nuovo ambiente sociale e alle regole non scritte di questo che Elizabeth si deve abituare. Deve imparare a ‘gestire’ il marito, ambizioso, presuntuoso, geloso, arrogante, con un esagerato e molto personale senso dell’onore. Deve imparare a non confrontare le verdi colline del Devon che sono ormai un lontano ricordo con questo nuovo paesaggio arido dove anche l’aria sa di polvere e dove perfino i vivere scarseggiano.

Elizabeth Farm

    È un personaggio entusiasmante, questa Elizabeth Macarthur. È la dimostrazione di quello che può fare una donna in circostanze sfavorevoli quando usa il cervello per trarre quello che può nella situazione in cui si trova. Può imparare cose nuove- l’astronomia e la botanica. Può imparare l’amore, cautelandosi nel rischio. Può aprire gli occhi e sottrarsi ai luoghi comuni che vedono i nativi come selvaggi e non come esseri umani a cui si è rubata la terra. Può, usando l’astuzia oltre che l’intelligenza, favorire le velleità del marito che, senza di lei, mai avrebbe avuto il successo che ebbe come allevatore di pecore e padre dell’industria laniera australiana. Può farsi una ragione che la sua vita è del tutto cambiata e conviene derivarne il meglio, imparando ad amare quel paese che le svela tutta la sua sterminata bellezza, che è diventato la sua ‘casa’, a sostituire quella che conviene dimenticare.

    Un romanzo da leggere, una storia di personaggi veri, di avventura e di scoperta, di iniziativa e di coraggio, di paesaggi splendidi. E anche una storia d’amore.

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