Ogni anno il compito di stilare una lista
dei ‘dieci bellissimi’ mi pesa di più. Deve essere perché l’età avanza, perché
significa mettere un sigillo su un anno di letture e non poter più sperare di
leggere il capolavoro della nostra vita, perché, con ogni anno che passa, mi
sembra di leggere sempre meno bei libri. Cerco una spiegazione per questo-
forse ci sono dei libri molto belli che non sono arrivati tra le mie mani,
forse, dopo tante, tantissime letture, mi accontento meno facilmente e ho
sempre l’impressione di un ‘déja lu’, o forse è semplicemente che i tempi sono
cambiati, che il mondo in cui viviamo ci fornisce così tanti stimoli di
distrazione che uno scrittore non ha più il tempo lento della riflessione, il
libro è diventato una delle tanti merci in vendita e, come tale, soggetto a
regole di mercato, e allora ci sono meno bei libri.
Tutto
questo per concludere che quest’anno ho trovato solo sette libri ‘molto belli’,
con il dubbio che non tutti lo siano veramente. E quasi certamente, a parte
forse un paio di eccezioni, fra dieci anni nessuno si ricorderà più di loro.
Eccoli,
in ordine alfabetico come al solito.
1 Alina Bronski, “Barbara non sta morendo”, ed.
Keller
2 V.V.
Ganeshananthan, “Miei fratelli perduti”
3 Ian
McEwan, “Quello che possiamo sapere”
4 Lisa
Ridzén, “Quando le gru volano a Sud”
5 Roberto
Saviano, “L’amore mio non muore”
6 Tommy
Wieringa, “Nirvana”
7 Sabrina
Zuccato, “La levatrice di Nagyrev”
In questo inizio di 2026 auguro a tutti noi, lettori e lettrici, di leggere più di dieci libri bellissimi nel corso dell'anno.

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