Voci da mondi diversi. Gran Bretagna e Irlanda
cento sfumature di giallo
Alex Michaelides, “La paziente silenziosa”
Ed. Einaudi, trad. S. Pezzani, pagg.
340, Euro 15,30
In un gioco di parole, mai come per questo thriller psicologico “La
paziente silenziosa” dovrò essere silenziosa anche io, dicendo il meno
possibile, per lasciare che il lettore gusti appieno il finale. Che però non
sarà del tutto una sorpresa, se si è sull’avviso di stare in guardia, di
cogliere ogni minimo indizio ‘sospetto’ nel gioco che fa parte del godimento
della lettura di un libro di indagine poliziesca- la sfida per il nostro acume:
siamo abbastanza attenti e perspicaci da capire chi è il colpevole?
Ne “La paziente silenziosa” nessuno ha alcun dubbio: Alicia Berenson,
pittrice affermata, ha ucciso (sparandogli addirittura in faccia) il marito
Gabriel, fotografo. Non può essere stato nessun altro: lui era legato ad una
sedia, lei era lì, in piedi, la pistola in mano. E, dopo, non aveva più detto
una parola. Aveva solo dipinto un ultimo quadro prima di essere internata in un
ospedale per malati di mente. Un quadro rivelatore a cui aveva dato il titolo
di Alcesti, come la protagonista
della tragedia di Euripide che si offre di morire al posto del marito, viene
‘salvata’ e riportata indietro dall’Ade da un dio misericordioso per chiudersi
però in un totale silenzio. Silenzio a parte, che cosa ha in comune l’eroina
greca con Alicia? Un giovane psicologo, Theo, è attratto da questo caso
singolare, riesce ad entrare nello staff dell’ospedale con il preciso intento
di aiutare Alicia, di riuscire a farla parlare.
C’è più di una narrativa ne “La paziente silenziosa”- quella molto
intima del diario di Alicia, il resoconto del lavoro ospedaliero di Theo, e la
storia di due coppie che, in qualche maniera strana, sembrano essere l’una il
doppio dell’altra. Alicia e Gabriel, Theo e Kathy. Il passato di un’infanzia a
dir poco difficile sia per Alicia sia per Theo, bellezza e carriera sfolgorante
per Gabriel e Kathy. Mentre Theo sembra cadere nella trappola più scontata e
pericolosa per uno psicologo- essere sedotto dalla sua paziente- noi ci
domandiamo quale sia il vero volto di ognuno di questi personaggi. Perché ha
scelto di tacere, Alicia? Perché si identifica con Alcesti, se questo è il
titolo che ha dato al quadro? E perché, se è per quello, ha deciso Alcesti di
non parlare più al ritorno dall’Ade, nella tragedia di Euripide? Gli altri
interpreti del dramma di Alicia, il cognato e il direttore della galleria
d’arte dove Alicia esponeva i suoi quadri, non sono più limpidi dei personaggi
principali. Siamo portati a dubitare di tutti e di tutto quello che dicono, in
questo gioco di specchi.
Lo scrittore (figlio di padre greco-cipriota e di madre inglese) è
straordinariamente abile nel manipolare il lettore, nel giocare con gli indizi
che semina come sassolini lungo la trama, nel confondere le tracce con le sue
narrative parallele che finiscono per riunirsi alla fine, quando tutto si
chiarisce. Non prima, però, di aver dato una stretta di vite alla nostra ansia.
Ben scritto, anche se un poco ingenuo e scarsamente credibile in alcuni
punti, un insolito thriller psicologico che, di certo, si fa leggere d’un
fiato.
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