vento del Nord
romanzo on the road
Mathijs Deen, “Per antiche strade. Un
viaggio nella storia d’Europa.”
Ed. Iperborea, trad. Elisabetta
Svaluto Moreolo, pagg. 480, Euro 18,50
Ricordo un libro di James Baldwin, “Se Beale Street potesse parlare”.
Ecco, se le strade potessero parlare, quante storie, quante persone, quanti
drammi si sono consumati sulle strade. Quanti sogni, quanti nuovi orizzonti.
Perché quella della strada è la metafora migliore per parlare della vita.
“Questa è la E8”, disse mio padre,
“che va da Londra a Mosca.” Il padre di Mathijs Deen è al volante
dell’automobile con cui la famiglia sta andando a trovare i nonni nella casa
del bosco, sulle colline di Utrecht. Mathijs è un bambino, seduto in mezzo ai
due fratellini sul sedile posteriore. E la strada non è più associata soltanto
alle piccole storie tipo ‘lessico famigliare’ da automobile che la costellano-
la fattoria fantasma, l’albero dell’impiccato, i dossi che la Due Cavalli
affrontava baldanzosa per poi lanciarsi in un salto che faceva strillare i
bambini di gioia e di paura-, adesso ha un altro fascino, ha un nome che è una
sigla, collega due città circonfuse da un’aura mitica.
E’ la strada il nesso che collega le
storie del romanzo, singolare diario di viaggio, dello scrittore olandese
Mathijs Deen, per farle diventare una straordinaria Storia d’Europa seguendo le
orme di piedi fino ad arrivare al morso degli pneumatici dei primi bolidi su
quattro ruote: in un tempo più lento si moriva sulle strade per stanchezza,
fatica e malattie, ora che il tempo ha avuto un’accelerata si muore per
velocità. Più lontano è il passato e più è incerta la ricostruzione dei
percorsi dei viandanti- di certo i primi uomini che arrivarono in Europa
venivano dall’Africa, come dicono i resti degli scheletri ritrovati dell’homo erectus, quanto poi al grosso
calderone fabbricato dai Traci sulle rive del Danubio, come ha fatto ad
arrivare migliaia di chilometri più a Nord in una palude della Danimarca?
Sulla
Bisanzio-Roma (e parliamo del 207 d.C.) imperversa un audace brigante che si fa
chiamare Bulla Felix, una sorta di Robin Hood della via Appia, mentre dalla
lontanissima Islanda (1025 d.C.) si muove Guđriđur per andare in pellegrinaggio a Roma (una delusione), un ebreo
errante fugge dall’Inquisizione e si muove dal Portogallo in direzione di
Amsterdam (è il 1653) su una strada che attraversa i Pirenei, via di fuggiaschi
nei secoli, il povero Coenraad Neel, arruolato nell’esercito di Napoleone
nonostante soffra di asma, marcia per mesi per arrivare dall’Olanda a Mosca nel
1812, ritornandone più morto che vivo. E finalmente saliamo sulle automobili
per raccontare le ultime due ‘storie di strada’. È l’inizio del secolo, le gare
automobilistiche si fanno su strada.
Nel 1902, Marcel Renault vinse la gara
Parigi-Vienna coprendo il percorso in 15 ore e 47 minuti. Oggi, secondo i
navigatori satellitari, occorrono 25 ore e 8 minuti per fare lo stesso tragitto
che si chiama E54 da Parigi a Belfort e E60 da Belfort a Vienna- sono le
denominazioni usate dal padre dello scrittore, quelle decise dall’idealismo post-bellico
di creare una rete di strade europee per collegare tra loro i territori di
ex-nemici. La strage della gara Parigi-Madrid, in cui solo 99 delle 174 auto
iscritte alla corsa arrivarono a Bordeaux, segnò la fine di questo tipo di gara
di velocità e l’inizio delle gare su circuito. Il cerchio di questi racconti,
spezzoni della Storia d’Europa, si chiude con un viaggio di andata ma
soprattutto di ritorno, quello del marocchino Mohamed che, dopo aver vissuto
nei Paesi Bassi, era tornato a vivere in Marocco per aiutare altri migranti di
ritorno a destreggiarsi con la burocrazia olandese.
In un arco di tempo che va dal Pleistocene
ai nostri giorni, seguiamo i passi di viandanti diversi, in paesi diversi, alla
scoperta di culture diverse. Viste idealmente dall’alto le strade che essi percorrono formano una grande
ragnatela in una trama meravigliosa e sottilmente collegata. Affascinante.
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la recensione sarà pubblicata su www.stradanove.it
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